Seno alto e sodo: i consigli del chirurgo plasticoSollevarlo e modificarne la forma: una panoramica completa sulle tecniche tradizionali e sull’ ultima novità.

Gravidanza, dimagrimento, invecchiamento, ma anche semplicemente problema costituzionale dovuto al tipo di pelle. Il rilassamento del seno è un problema che accomuna donne di tutte le età, e non è legato, come molti pensano, a un volume eccessivo del seno. Anche donne con un seno molto piccolo possono avere un cedimento mammario che, in termine medico, si chiama ptosi e che, per essere corretto, richiede un intervento chirurgico chiamato mastopessi.
La mastopessi è un operazione la cui tecnica si è notevolmente evoluta negli ultimi anni. Un tempo le incisioni erano consistenti e lasciavano cicatrici molto visibili; oggi le incisioni sono sottili e confinate in alcuni punti del seno.

Stabilire il grado di cedimento

senofig 1Come calcolare il grado di ptosi mammaria? Molte donne ricorrono alla “prova della matita”, inseriscono cioè una matita nel solco sottomammario: se questa cade vuol dire che il seno è alto e sodo, se rimane al suo posto vuol dire che il seno è rilassato. In realtà, per calcolare esattamente il grado di ptosi si misura la distanza tra il solco sottomammario e la parte finale del seno. Se la distanza va da 1 a 2 centimetri la ptosi è lieve; se va dai 2 ai 4 centimetri la ptosi è media; se supera i 4 centimetri (fino a 10 centimetri) è elevata. A seconda del tipo di cedimento mammario il chirurgo stabilisce il tipo di incisione da praticare.

Ptosi lieve: fino a 2 centimetri
Per i lievi cedimenti mammari si esegue una incisione attorno all’ areola del capezzolo e attraverso questa si riporta la ghiandola mammaria verso l’alto, ancorandola con speciali punti di sutura interni al muscolo grande pettorale. Bisogna poi prestare particolare attenzione alle strutture esterne, che, per non lasciare cicatrici grinzose, devono essere fatte bene, in modo che la cute non sia troppo tesa.
Un inconveniente di questo tipo di incisione è che non si riesce a rendere il seno conico e ben proiettato in avanti. Ciò va detto in anticipo alla donna, in modo che possa eventualmente decidere per una incisione periareolare (attorno all’areola), accompagnata da un’incisione verticale.

Ptosi media: fino a 4 centimetri
Per i cedimenti di 3-4 centimetri si ricorre a un incisione attorno all’areola del capezzolo e a un piccolo taglio verticale che va dall’areola del capezzolo fino al solco sottomammario. Il chirurgo isola poi la porzione di tessuto mammario (grasso e ghiandola mammaria) che è scesa nella parte bassa della mammella, e la estende in senso verticale, ancorandola al muscolo grande pettorale con speciali punti di sutura. Lo scopo è riempire la parte alta del seno che si è svuotata, rendendo la mammella alta e soda.
I lembi di pelle in eccesso vengono quindi rimossi e la particolare sutura (la cute viene ricongiunta in senso verticale e attorno all’areola del capezzolo) rende possibile una buona proiezione del capezzolo.
L’areola in genere viene ridefinita (se i contorni sono sfumati) o ridotti (se è troppo larga). Un allargamento dei contorni dell’areola del capezzolo può essere causato dalla trazione della cute a cui il seno è soggetto nel periodo della gravidanza o in occasione di un aumento di peso.

Ptosi elevata: più di 4 centimetri
Nei casi più seri il cedimento del seno, quando cioè la ptosi supera i 4 centimetri, è consigliato ricorrere a una incisione a “L”. Questa comprende: la zona attorno all’areola del capezzolo, un piccolo taglio in senso verticale che va dall’areola del capezzolo fino al solco sottomammario, e uno lungo il lato del solco sottomammario verso l’ascella (la piega che separa la mammella dal torace).
Dopo aver praticato l’anestesia generale si procede alle incisioni, quindi al sollevamento e all’ancoraggio della ghiandola mammaria al muscolo grande pettorale. Dopo aver asportato la cute in eccesso si riposiziona l’areola del capezzolo che, grazie a un particolare ricongiungimento della pelle (le suture non devono tendere troppo la cute), viene proiettata verso l’alto.
Se il seno, oltre a essere cadente, è anche abbondante, si può asportare anche una porzione di tessuto mammario (ghiandola e grasso), effettuando quindi anche un intervento riduttivo. Quando asporta una parte di ghiandola il chirurgo fa naturalmente attenzione a non compromettere il funzionamento dei dotti galattofori (i canali che consentono il passaggio del latte materno), in modo che possa permanere intatta la possibilità di allattamento. Con questa tecnica il seno può essere alleggerito da 300 fino a 900 grammi.
Spesso in questi interventi viene modificata anche la dimensione delle areole (ovvero le zone brune che circondano il capezzolo): in genere le donne preferiscono ridurlo.
L’intervento di chirurgia estetica può durare dalle 2 alle 4 ore; il ricovero in Casa di cura è di 24 ore.

La convalescenza, gli esami da fare ptima e i costi

senofig2Subito dopo l’intervento le cicatrici sono rossastre ed evidenti, ma nel giro di alcune settimane si assestano. Per almeno un mese dopo l’intervento è bene indossare un reggiseno contenitivo (quelli per fare sport sono l’ideale), non fare grossi sforzi né praticare attività sportiva.
Il seno assume il suo aspetto definitivo dopo circa 3 mesi dall’intervento, e le cicatrici scompaiono quasi del tutto nel giro di 6-10 mesi (dipende dalla capacità di cicatrizzazione della pelle).
Solo nel 10 per cento circa dei casi la cicatrice può lasciare piccole pieghe o corde, che si possono però correggere con un piccolo intervento in anestesia locale, da fare almeno 6 mesi dopo il primo.
Gli esami da fare prima di sottoporsi a un intervento chirurgico sono: l’analisi del sangue e delle urine, l’elettrocardiogramma.

Le valutazioni del chirurgo

Nel corso del primo incontro con la donna lo specialista valuta i seguenti fattori:
1. Le motivazioni che hanno spinto la persona a voler modificare il suo aspetto. E’ importante essere consapevoli del fatto che un leggero rilassamento mammario è del tutto naturale e, se nella norma, non è antiestetico.
2. L’età della donna. Bisogna, infatti, tenere presente che, prima di essere sottoposto a qualsiasi
intervento chirurgico, il seno deve aver completato il suo sviluppo.
3. Le dimensioni del seno. Se il seno è voluminoso spesso il chirurgo, oltre a “sollevare”, deve
anche ridurre la quantità di tessuto mammario (ghiandola e grasso) nel corso dello stesso intervento. In pratica, alla normale mastopessi si aggiunge la mastoplastica riduttiva.
4. La forma del seno. Va detto, a questo proposito, che un bel seno deve corrispondere a precise
caratteristiche, quindi dovrebbe essere di forma conica; i suoi capezzoli dovrebbero “guardare” leggermente verso l’esterno e non in avanti; i due seni non dovrebbero essere troppo ravvicinati; dovrebbero avere lo stesso volume e la stessa altezza.
5. Le misure del seno. Il seno ideale (indipendentemente dalla forma e dalla dimensione) dovrebbe
avere tra l’areola del capezzolo e il solco sottomammario una distanza di circa 6 centimetri.
Dall’apice del capezzolo alla base in alto del seno dovrebbe esserci una distanza di circa 10
centimetri.

La novità: il reggiseno naturale

Normalmente se il seno non “tiene” si indossa un reggiseno. Niente di più ovvio, ma in questo caso si parla di una novità assoluta nell’ambito dell’ estetica: un reggiseno interno sottocutaneo. Non si tratta del tradizionale innesto di materiale sintetico (protesi), bensì di un sostegno mammario tutto naturale, costituito dallo stesso tessuto della donna che si sottopone all’intervento chirurgico.
I vantaggi della nuova “protesi naturale” sono: la durata permanente e la inalterabilità nel tempo; la dimensione minima delle cicatrici; il fatto che al tatto non si avverta la sua presenza.
La metodica è stata ideata dal chirurgo padovano Masino Scutari. In pratica, si esegue una piccola incisione intorno all’areola del capezzolo, si asporta una piccola porzione di fascia muscolare che avvolge i muscoli pettorali, la si dispone a “coppa” sotto la mammella e se ne ancorano i margini destro e sinistro al muscolo pettorale.
Il nuovo autotrapianto non provoca rigetto in quanto il tessuto della paziente stessa viene perfettamente tollerato dall’organismo. Al contrario delle protesi artificiali (tecniche simili prevedono l’uso di guaine di silicone o reti in materiali comunque estranei all’organismo) le fasce muscolari non sviluppano la cosiddetta “capsula fibrosa” che col tempo può dare al seno una forma innaturale e una consistenza dura al tatto.
La impossibilità della formazione della capsula fibrosa è possibile grazie al fatto che i due tessuti che entrano in diretto contatto, ovvero la ghiandola mammaria e la fascia del muscolo pettorale, si integrano gradualmente, fino a costituire un corpo unico.
La nuova tecnica è adatta non solo ai casi di ptosi (caduta) ma anche per gli interventi di riduzione mammaria. Unico limite: data la misura ridotta dell’incisione, per un seno voluminoso e molto cadente è necessario ricorrere alle tecniche tradizionali che prevedono incisioni più vaste (verticale; a “L” a “T” rovesciata).
Bisogna inoltre considerare la tipologia di muscolo pettorale della donna.
La fascia muscolare deve essere infatti ampia e di spessore abbastanza consistente, in modo da poter garantire un sostegno efficace. Questi parametri vengono verificati dal chirurgo nel corso della prima visita medica.

L’intervento passo per passo

1 Il chirurgo disegna sulla pelle il tracciato delle incisioni che farà. Si disegna un cerchio più piccolo lungo il margine dell’areola del capezzolo, e un cerchio più grande a distanza variabile dal primo. La prima incisione serve per delimitare l’areola del capezzolo, la seconda serve da via di accesso al tessuto sottocutaneo per eseguire l’intervento chirurgico, e delimita la porzione di cute in eccesso da asportare (cioè quella compresa tra i due cerchi concentrici).
2 A seconda delle esigenze della donna, si pratica un’anestesia locale accompagnata da sedazione o un’anestesia generale.
3 Partendo dall’incisione periareolare si scolla il tessuto sottocutaneo del seno in alto (fino alla clavicola), in basso (fino al solco sottomammario) e lateralmente (fino all’ascella).
4 Si libera quindi la fascia del muscolo “grande pettorale” a partire dalla metà superiore della ghiandola mammaria fino alla clavicola. Si estrae poi una “lamina” di tessuto connettivo (robusto ed elastico che funge da sostegno) che riveste la superficie del muscolo. Il rettangolo di fascia muscolare prelevato ha la base uguale alla semicirconferenza del seno e l’altezza uguale alla distanza tra il capezzolo e il solco sottomammario. Per avere un’idea di questo sostegno naturale si può immaginare un reggiseno “a balconcino”.
5 A questo punto si passa quindi a posizionare la fascia di sostegno sotto la mammella e si fissano i suoi margini esterni, con punti speciali, al muscolo “grande pettorale”. Si passa quindi alle strutture esterne.

Dopo l’operazione

Nei giorni immediatamente dopo l’intervento si assumono farmaci antibiotici. Dopo 2 settimane si rimuovono i bendaggi contenitivi ( si tratta di speciali cerotti analgesici). Per i 3 mesi seguenti, inoltre, si consiglia di indossare un reggiseno contenitivo.
Nel caso in cui le cicatrici rimangano leggermente raggrinzite attorno all’areola del capezzolo, si può procedere, dopo alcuni mesi, con un piccolo intervento di correzione della cicatrice in anestesia locale.

AUTORE :D r Masino SCUTARI MD chirurgia plastica ricostruttiva PADOVA www.chirurgoesteticoonline.com


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