Lifting del collo: videochirurgia mini-invasivaIl lifting come si sa, può salvare molte situazioni di invecchiamento del viso, ma non è certo un intervento da prendere sottogamba: prevede un vasto e traumatico scollamento della pelle della faccia. Il che, oltre a essere di per sé impressionante, comporta spesso qualche complicazione, anche se transitoria: cute un pò tirata, perdite e attenuazioni della sensibilità in qualche zona e altro ancora. Certo, si tratta di tecniche sicure se ben eseguite, ma è comprensibile che molti potenziali pazienti, vistane l’invasività, il delicato e non breve decorso post-operatorio e il resto, esitino ad affidarsi al chirurgo per questo intervento.
Ora, però, anche in questo campo cominciano ad affiancarsi i vantaggi derivanti dalla rivoluzione della videochirurgia mini-invasiva.
La nuova tecnica, per sua natura, ha adesso trovato campo di applicazione nella chirurgia estetica. Infatti, la garanzia che il trauma operatorio e le conseguenze post-operatorie sono riducibili al minimo diventa determinante nel far decidere un intervento – un intervento che deve dare proprio bellezza, non problemi – dei pazienti che stiano valutando la possibilità di sottoporvisi o meno.
Una delle prime proposte di applicazione «endovideo» alla chirurgia estetica riguarda il lifting facciale. L’intervento di cui parliamo e che il suo ideatore, il chirurgo estetico padovano dottor Masino Scutari, chiama lifting cervicale mininvasivo videoassistito,ha come obiettivo l’eliminazione degli elementi che concorrono all’invecchiamento appunto della cervice, cioè del collo: le rughe e il rilasciamento della muscolatura, che progredendo arriva a provocare il doppiomento.
«La mia proposta alternativa al lifting tradizionale», afferma il dottor Scutari, «è molto semplice dal punto di vita procedurale e scaturisce un’ovvia constatazione. Come si sa, anche nel lifting “classico” ottenere il risultato di snellire, sostenere e mantenere nel tempo liscia ed elastica la parte non dipende dall’estensione della parte resecata e da quanto viene tirata quella che resta, ma piuttosto dalla corretta messa in tensione della muscolatura sottostante.
Allora,poiché si tratta di agire sulle strutture muscolari, l’intervento di tipo endoscopico non solo è possibile ma anche più indicato. Infatti, con gli endo-strumenti telecomandati la trazione della muscolatura può essere effettuata e resa stabile mediante plicaggio del tessuto muscolare lavorando dall’interno, direttamente nello spazio sottocutaneo ottenuto staccando la pelle dal piano muscolare. Senza quindi dover esporre la superficie su cui si lavora come si fa nell’intervento tradizionale. Questo, insomma, il vantaggio più importante del lifting videoassistito: ricorrendo esso stesso alla procedura sperimentata e codificata dell’intervento tradizionale (scollamento della pelle e trazione del muscolo), ottiene gli stessi duraturi risultati, ma senza cicatrici. Infatti comporta soltanto tre piccole incisioni (lunghe un centimetro e mezzo ciascuna), situate oltretutto in posizioni che le rendono mimetizzabili, cioè dietro l’orecchio». In pratica il chirurgo, grazie alla «videoassistenza», può fare tutto attraverso queste tre piccole incisioni, con numerosissimi vantaggi per il paziente, oltre all’ assenza di cicatrici.

«Operando “al coperto”», prosegue il dottor Scutari, «anche il rischio di lesione di strutture nervose può essere considerato inesistente, in quanto l’apposito video-stumentario permette un’ottima visione intraoperativa di tutti i particolari, e quindi garantisce una notevole precisione chirurgica.
Infine, assieme a un eccellente risultato estetico, rispetto al lifting a “cielo aperto” è ragionevole attendersi pure un minore dolore post-operatorio e una riduzione delle infezioni, data la minore manipolazione ed esposizione durante l’intervento. Gli svantaggi – si spera solo contingenti – del lifting videoassistito, invece, sono essenzialmente rappresentati da una maggiore durata dell’operazione e dai costi elevati: la metodica, infatti, richiede strumenti sofisticati e,soprattutto, una consolidata esperienza chirurgica sia di lifting facciali sia di interventi endoscopici. In ogni caso, presentando in ambito scientifico la mia tecnica di video-lifting cervicale, ho potuto affermare, anche se l’esperienza è ancora limitata e necessita di ulteriori conferme, che mediante la chirurgia videoassistita applicata al lifting facciale è già oggi possibile ottenere buoni risultati».

videoEcco come si procede. La paziente viene «disegnata» con la mappa-guida del chirurgo: una freccia indica il senso della trazione da imporre al platysma, quel muscolo sottile e largo che riveste il mento ed è responsabile del raggrinzamento della cute del collo e dell’abbassamento della mandibola.
Tra gli strumenti del lavoro chirurgico, il posto d’onore spetta alla «videocamera», composto da una testina con adattatore di collegamento e da un’ottica di 2,5 millimetri di diametro e 35 millimetri di focale. Comincia il video-lifting. Trattandosi di un’operazione su entrambi i lati del viso, si inizia con il trattare la parte destra del volto della paziente.
Effettuata l’anestesia locale (lidocaina con adrenalina) e la sedazione (propofol in infusione continua), il chirurgo pratica le tre piccole incisioni necessarie per introdurre telecamera e strumenti chirurgici tra la cute e la fascia muscolare.

Il chirurgo pratica poi, attraverso le incisioni, lo scollamento della cute dalla fascia muscolare corrispondente alla parte cervico-malare, cioè relativa al collo, alla guancia e allo zigomo. La parte preliminare dello scollamento viene effettuata con un apposito strumento, guidato «al buio» dalla mano esperta del chirurgo lungo la linea divisoria dei due tessuti da scollare. In pratica,mediante un accorto movimento di vai e vieni, il chirurgo crea dei piccoli tunnel che hanno come pavimento il muscolo e come volta il derma. Utilizzando tutti e tre i punti d’ingresso creati con le incisioni, la cannula forma una rete di canali intersecati tra loro. A questo punto, si passa alle rifiniture, cioè al taglio delle “paretine” e delle “colonnine” dei vari canali rimaste in piedi (briglie di aderenza), prima mediante una forbice smussa e poi con l’assistenza della videocamera. L’inserimento della fonte luminosa illumina il campo operatorio alla telecamera, che permette al chirurgo di vedere sul monitor dove e come recidere con precisione, mediante un’endo-forbice, i residui delle briglie di aderenza.

Completato lo scollamento, occorre iniettare della semplice soluzione fisiologica. È necessario, prima di tutto, per tenere pulita l’area formatasi a seguito dello scollamento dei tessuti e così mantenere ottimale la visione del campo operativo. Serve, inoltre e sopratutto, per creare la cavità necessaria al lavoro chirurgico. Allo stesso modo dell’anidride carbonica dei video-interventi addominali o toracici, qui tocca appunto alla soluzione fisiologica dilatare lo spazio sottocutaneo, in modo da creare il campo operatorio necessario ai movimenti degli strumenti chirurgici, che ora si stanno apprestando alla fase – tutta video-assistita – della trazione e della tenuta in tensione del platysma. Si procede così – operando esclusivamente assistiti dalla telecamera che riporta le endo-immagini sul monitor – alla identificazione del margine laterale del platysma sotto l’angolo della mandibola, usando un endo-strumento speciale (pinza di Allis modificata), che “riconosce” il muscolo dalla sua disponibilità a farsi trarre all’indietro. Sempre tenendo in trazione il platysma con la pinza, il chirurgo passa al «plicaggio», cioè all’applicazione mediante un porta-aghi di diversi punti di sutura dal margine laterale del platysma alla fascia muscolare posteriore all’orecchio (fascia dello sternocleideo-mastoideo nel senso cranio-caudale), ripristinando così l’armonia della curva mandibolare. Effettuato il «drappeggio cutaneo», cioè il modellamento manuale della cute nella parte, da questo lato del volto l’intervento è terminato. Ora tocca all’altro: in tutto ci sarà voluta circa un’ora e mezzo. Dopodiché la paziente sarà tornata ad avere un profilo da cigno.

L’intervento si può definire “dolce”. Durante tutto il tempo, essendo sotto anestesia locale e non sentendo alcun dolore, la paziente ascolta la rilassante musica diffusa in sala operatoria. Può seguire sul monitor le fasi dell’operazione. In fine, terminato il video-lifting ed effettuate le necessarie medicazioni, può tornare a casa. Proprio così, un drenaggio e una benda per 24 ore, medicazioni per due o tre giorni, risultato definitivo dopo due settimane.

TUTTE LE FASI E LE FORME DEL DOPPIO MENTO:

Classe I: minima deformità – l’angolo della mandibola è normale e il muscolo platysma ha un buon tono.
Classe II: rilassamento della cute del collo – non c’è accumulo di grasso né scadente tono del platysma.
Classe III: accumulo di grasso.
Classe IV: accentuazione muscolare, massima a riposo o su contrazione.
Classe V: retrognazia (posizione errata della mascella all’indietro) congenita acquisita.
Classe VI: osso ioide basso, con conseguente deformità nella parte media del collo.

A cura del Dott. Masino Scutari chirurgia plastica ricostruttiva PADOVA www.chirurgoesteticoonline.com


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