Litotrissia, calcoli renali: soluzione al problemaI calcoli renali possono essere definiti come piccole pietre che si formano all’interno delle vie escretrici urinarie (reni e vescica).
Sono fatti di cristalli di sali e da materiale organico, presenti normalmente nelle urine, che si uniscono tra loro. I piccoli cristalli sono normalmente eliminati con le urine ma quando ciò non avviene, aumentano progressivamente di volume.

La calcolosi renale colpisce soprattutto soggetti di età media e di sesso maschile. Non mancano però casi di litiasi in età pediatrica.

La malattia si evidenzia con uno o più episodi di colica renale, accompagnati da nausea, vomito, bruciore nella minzione o necessità di minzione frequente, blocco della produzione di urina, urina dal colore torbido, ematuria.

La diversa composizione chimica è un elemento di distinzione per i vari tipi di calcolo. Si distinguono, così, i calcoli radio-opachi a prevalente composizione di calcio e calcoli radio-trasparenti costituiti da acido urico o urato di sodio.
La sede, il volume, la forma e la composizione chimica del calcolo associati alla presenza o meno di infezione rappresentano gli elementi necessari da tener presenta per una corretta valutazione del quadro clinico. La diagnosi si avvale della ecografia dell’apparato urinario e della radiografia dell’addome senza mezzo di contrasto. La T.C. spirale e/o la urografia si rendono indispensabili per la programmazione di terapie complesse, mentre l’ureteropielografia ascendente è di impiego in casi selezionati.

Per il trattamento della calcolosi renale vi sono le seguenti possibilità:

- Espulsione spontanea: In una calcolosi renale circa l’80% dei calcoli localizzati nell’uretere vengono espulsi senza ulteriori provvedimenti. Questa possibilità è però prevista solo per calcoli di dimensioni inferiori ai 5 mm, asintomatici, senza ostacolo al deflusso d’urina e senza infezione. Sono necessari, comunque, dei regolari controlli fino ad espulsione avvenuta, per evitare di lasciare non diagnosticato un accrescimento del calcolo o un danno renale asintomatico da stasi urinaria cronica.

- Litolisi ,scioglimento del calcolo, con terapia farmacologica.
La terapia farmacologica è proponibile in caso di calcolosi renale costituita da calcoli di acido urico e porta ad un loro “scioglimento” nel 70% dei casi, a patto che l’urina fluisca regolarmente attorno al calcolo (in caso di ostruzione il deflusso deve essere garantito mediante il posizionamento di un piccolo catetere lungo l’uretere). Per i calcoli di cistina (assai rari) questa terapia è possibile solo in casi limitati.

- Litotrissia extracorporea, significa frantumazione della pietra, è la terapia di prima scelta nella calcolosi renale. Il 90% dei casi di calcolosi vengono trattati con litotrissia. Questa terapia ha sostituito in grande misura la chirurgia della calcolosi a cielo aperto. Grazie all’onda d’urto, parliamo in questo caso di litotrissia extracorporea, il calcolo viene frantumato fino a formare frammenti delle dimensioni inferiori a 2 mm. La sabbiolina che ne deriva viene di regola eliminata senza disturbi attraverso le vie urinarie. A distanza di 3 mesi da un trattamento di litotrissia circa l’80% dei pazienti sono liberi da calcoli. Le complicanze di questo trattamento sono rare: urine ematiche, coliche, ematoma renale e ostruzione delle vie urinarie. Provvedimenti ancillari alla litotrissia, quali posizionamento di catetere nell’uretere o nel rene, si rendono necessari solo nel 30% dei casi. Complicazioni gravi sono assai rare. La litotrissia è indicata per qualsiasi localizzazione del calcolo all’interno delle vie urinarie e viene effettuata con potenti analgesici e sedativi o con anestesia spinale a seconda del tipo del calcolo e della macchina per la frammentazione e della soglia del dolore di ciascun paziente. La litotrissia è controindicata nei seguenti casi: infezione renale purulenta, disturbi della coagulazione e gravidanza.

- La litotrissia endoscopica per via ureteroscopica è invece una procedura endoscopica che non implica nessuna incisione e che garantisce un successo pari quasi al 100% nel trattamento dei calcoli ureterali. E’ la metodica di prima scelta per tutti i calcoli ureterali di diametro superiore ad 1 cm e per quelli di dimensioni inferiori se associati a stasi urinaria, e la seconda scelta per tutti i casi in cui un precedente trattamento di litotrissia extracorporea a onde d’urto abbia fallito. Attraverso l’uretra si introduce una sonda endoscopica denominata “ureterorenoscopio”, si raggiunge lo sbocco ureterale, in cui si introduce un filo guida di sicurezza. Si risale quindi lungo l’uretere fino a raggiungere il calcolo. Quindi si utilizza il laser ad olmio per frantumarli e i frammenti ottenuti vengono estratti.
Questo intervento viene effettuato in anestesia generale e prevede una degenza, nei casi non complicati, in Day Hospital o al massimo di una notte. In circa il 70% dei casi si rende necessario il posizionamento di una endoprotesi ureterale a “doppio J” o stent , per circa una settimana per consentire il deflusso di urina evitando il verificarsi di fastidiose coliche .
Le complicanze derivanti dalla litotrissia endoscopica possono presentarsi nel 5-10% dei casi.

- Nei casi in cui il calcolo abbia una dimensione dai 2 cm in su, si ricorre all’intervento chirurgico: si pratica un piccolo foro nella zona lombare, attraverso cui si arriva con un endoscopio al rene e lì con il laser il calcolo viene frantumato e i frammenti estratti per aspirazione.

a cura di Imma Manna


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