sifilideLa sifilide è una malattia sessualmente trasmissibile che comporta molte lesioni sia a livello cutaneo che a livello di organi. Responsabile della trasmissione è la spirocheta Treponema pallidum ed il contagio può avvenire con un contatto diretto intimo o in utero (al feto).

Dopo l’Aids, la sifilide, che colpisce nel momdo 12 milioni di persone all’anno, è la malattia sessualmente trasmissibile con il più alto tasso di mortalità. Inoltre facilita la trasmissione dell’Aids: il rischio di trasmissione del virus HIV è da 2 a 5 volte più elevato quando è presente anche una infezione da sifilide.

La sua prima localizzazione è un cancro (sifiloma), da dove viene trasmessa, attraverso i vasi linfatici, alla cute, alla mucosa e a quasi tutti i tessuti del corpo, fino alle ossa.

Può essere, a seconda della gravità, primaria, secondaria e terziaria.

- La sifilide primaria si palesa dai 10 ai 40 giorni dopo l’infezione, è infettiva ma indolore; i linfonodi vicini diventano duri e gonfi, ma non dolorosi. Questa forma di sifilide guarisce spontaneamente.

- La sifilide secondaria si manifesta dopo 6 settimane, al massimo entro tre mesi, e comporta febbre, eruzioni cutanee varie (i cd. condilomi piani), infiammazione all’iride in caso di localizzazione nell’occhio, possibile caduta di capelli, chiazze, dolori al capo, alle articolazioni e alle ossa.

- La sifilide terziaria fa la sua comparsa dopo 2 anni, interessa vari organi e tessuti tra cui pelle, articolazioni, sistema cardiovascolare, sistema nervoso centrale.

- Infine vi è la sifilide congenita che rappresenta il caso in cui la Treponema pallidum attraversa l’utero e contagia il feto; le ripercussioni per il futuro nascituro sono: malformazioni di denti e ossa, alterazioni oculari o neurologiche, come la sordità.

Per tenersi alla larga dalla sifilide, essendo una malattie a trasmissione sessuale, è consigliabile l’uso del preservativo. La pratica di rapporti sicuri non mette tuttavia completamente al riparo dal rischio sifilide in quanto un concreto pericolo viene anche dal sesso orale o qualunque altro contatto cutaneo con le zone infette.

Per la diagnosi esistono varie metodologie di controllo e di test, a seconda dei quali vengono richiesti differenti campioni.

Per nuove infezioni, si può effettuare un raschiamento dall’ulcerazione nella zona colpita, che può essere la cervice uterina, il pene, l’ano o la gola.

Il medico può anche scegliere di effettuare un prelievo di sangue venoso, per un test aggiuntivo.

Se esistono stadi latenti della malattia, il medico può richiedere un puntura spinale per valutare l’infezione a livello del sistema nervoso.

Visti gli effetti dannosi che la sifilide può avere sul feto, un’indagine accurata sulla presenza o meno di questa malattia sarebbe consigliabile nelle prime settimane di gestazione, insieme agli altri accertamenti di routine che vengono compiuti in presenza di una gravidanza.

La sifilide va trattata con l’uso dell’antibiotico penicillina. La preparazione, il dosaggio e la lunghezza del trattamento dipendono dallo stadio della malattia e dalle sue manifestazioni cliniche. Se si interviene tempestivamente, la guarigione è pressoché certa.

Oltre al trattamento antibiotico, chi ha contratto la sifilide deve astenersi da qualunque attività sessuale fino alla completa guarigione delle ferite. Inoltre, è necessario effettuare test diagnostici e trattamento anche sui partner sessuali del paziente.


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