rosettaLe vere innovazioni in odontoiatria sono quelle che in genere permettono lo svolgimento di operazioni giornaliere con modalità nuove e più semplici.

A prima vista potrebbe sembrare difficile migliorare ancora la resa qualitativa di quei lavori semplici e basilari che l’odontoiatra svolge quotidianamente in maniera quasi automatica.

Eppure anche un’operazione routinaria e quotidiana per uno studio odontoiatrico, come l’escavazione dentinale, può essere resa ancora più sicura e funzionale.

L’escavazione dentinale è un passaggio obbligato nella preparazione conservativa di cavità, allo scopo di rimuovere la dentina infetta e cariata e rilasciare una cavità detersa.
Per questa operazione si sono da sempre usati, oltre agli strumenti manuali, soprattutto strumenti rotanti, nella fattispecie le cosiddette « rosette », le frese a palla per contrangolo.

All’inizio esistevano solo « rosette » in acciaio normale per utensili. Queste sono ancora oggi largamente usate negli studi odontoiatrici.

Il materiale acciaio normale è facilmente lavorabile da torni e fresatrici, che riescono ad incidere in breve tempo sulla parte operativa dello strumento varie coppie di taglienti affilate. I costi di produzione e di vendita sono sì contenuti, ma la perdita del filo tagliente è immediata. Inoltre non risulta per nulla corretto sottoporre a sterilizzazione strumenti in acciaio normale, in quanto facilmente si ossidano e portano a corrosione anche gli altri strumenti con cui entrano in contatto durante la disinfezione e la sterilizzazione.

Verso la fine degli anni 50 si è cominciato a produrre anche frese in carburo di tungsteno (CT), materiale resistente alla corrosione e decisamente più longevo per quanto riguarda la tenuta del filo tagliente. A causa della durezza del materiale CT e della tecnologia
produttiva di quegli anni, l’angolazione delle lame e il loro grado di affilatura non erano del tutto sovrapponibili con le frese in acciaio.

Bisogna attendere l’inizio degli anni 80 per poter disporre di un materiale di partenza in CT(carburo di tungsteno) finemente micronizzato e di una tecnologia produttiva di nuovo tipo, grazie a cui riuscire ad ottenere una fresa a rosetta in CT con taglienti diritte e profonde come quelle in acciaio. Già a questo punto non ci sarebbero più scuse per continuare a lavorare con strumenti in acciaio, poco sicuri, perché velocemente ossidabili e dalla scarsa durata utile.

Nasce pertanto una fresa a rosetta dal taglio affilatissimo e dalla durata molto elevata, da 10 a 20 volte più dell’acciaio normale! L’escavazione della dentina cariata diventa sempre
più sicura ed economica, grazie alle incrementate prestazioni della nuova rosetta in CT.

Con la pallina in CT sembra di aver già raggiunto l’optimum dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza, ma lentamente si forma una nuova esigenza e una nuova sensibilità operativa. Il medico non si accontenta più di eseguire un’operazione in sicurezza e in breve tempo, ma va alla ricerca di maggior comfort per sé e per il paziente.

Asportare dentina cariata con la rosetta per contrangolo, significa operare in presenza di forti vibrazioni, molto fastidiose per il paziente. Ecco che si pensa di abbattere di circa il
40% tali vibrazioni, introducendo un nuovo tipo di dentatura incrociata, che porta ad un aumento notevole della parte attiva delle lame taglienti e alla contemporanea riduzione dell’effetto percussivo sul materiale.

Il taglio incrociato nasce in seguito all’ulteriore miglioramento del materiale base di partenza e dal risultato di due rettifiche taglienti sulla parte operativa dello strumento.

Il materiale CT utilizzato è di granulometria più fine che in passato (ormai si usa un CT submicron da 0,3 a 0,5 μm di granulometria).
La vera innovazione però è nella tecnologia produttiva. Grazie alla costruzione di una dentatura incrociata, il taglio non avviene più tramite un’unica lama tagliente, un unico fronte – per così dire -, ma l’azione di taglio viene suddivisa su di una porzione tagliente inclinata a destra e contemporaneamente su di una porzione tagliente inclinata a sinistra.

Entrambi queste sezioni di lama tagliente sono poste sullo stesso piano; il taglio viene detto « in linea », vale a dire nel taglio incrociato il concorso dei taglienti destrorsi e sinistrorsi
non produce brutte superfici, ma superficie molto planari.

La superficie tagliente complessiva aumenta di circa un terzo rispetto a quella delle frese con taglienti continue « normali », il truciolo prodotto risulta più granuliforme e la sensazione di affaticamento dell’articolazione dell’operatore risulta di gran lunga inferiore a quella prodotta da frese a taglio non incrociato.

La ricerca incessante di nuove migliorie ha però portato nel giro di breve tempo a migliorare il migliorabile. L’esigenza di incrementare la visuale operativa, in seguito all’uso degli strumenti ingrandenti ha spinto la KOMET a sviluppare una versione di questa fresa a
gambo non interferente. Grazie alla sottigliezza del gambo è aumentata la visuale sul campo operatorio, con benefiche ricadute per la sicurezza operativa e il livello qualitativo generale.

Accanto al gambo per contrangolo di lunghezza standard è nata poi anche una versione più lunga. In questo modo l’operatore dispone di una libertà di scelta senza pari, anche per i casi clinici veramente difficili e complicati.

Il paziente avverte da subito meno vibrazioni!

Quando un materiale sembra aver esaurito tutte le sue potenzialità costruttive, come nel caso delle rosette in carburo di tungsteno, ecco che si fa avanti un materiale nuovissimo,
con particolarità tali da arricchire il panorama strumentale del settore.

Basandosi sull’esperienza raccolta in ortopedia negli ultimi decenni, in particolare nella costruzione delle teste femorali in ceramica biocompatibile ad altissimo grado di resistenza all’usura, KOMET ha introdotto recentemente una rosetta per escavare la dentina cariata.
Il risultato è una pallina per contrangolo completamente in ceramica all’ossido di zirconio (ZrO 2).

Il grandissimo vantaggio di chi ha provato queste frese è il loro procedere con facilità nella dentina molle e nel dare un chiarissimo segnale all’operatore quando vengono in con-
tatto con la dentina dura sana. Un feedback tattile così preciso non risulta possibile con frese metalliche, decisamente più aggressive e meno selettive in fase di escavazione.

Da questo punto di vista praticare una conservativa ad invasività minimale diventa sempre più agevole e fattibile, perché lo strumento comunicherà in modo inequivocabile la sensazione di operare su sostanza infetta piuttosto che su sostanza sana. In abbinamento a sistemi ingrandenti e quant’altro, aumenta pertanto il livello di controllo e di qualità del lavoro.

Per KOMET la vera rivoluzione è quella di migliorare l’operatività quotidiana.

La pallina in zirconia consente di essere più selettivi durante l’escavazione, ma incrementa anche la sicurezza in fase di sterilizzazione.
La ceramica ZrO2 è praticamente refrattaria alla corrosione e non assume né può trasmettere fenomeni corrosivi.

Questo piccolo excursus storico sull’evoluzione degli strumenti rotanti per escavazione dentinale non ha altra pretesa che quella di mostrare quanto si possa migliorare continuamente l’esecuzione di qualsiasi operazione routinaria per permettere ai dentisti un vero piacere di lavorare ed ai pazienti un miglior confort alla poltrona associato ad una elevata professionalità.

a cura del Dott. Lior Angelovici


Le foto ci sono state gentilmente concesse da Komet Italia


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