sciaticaQuante volte abbiamo sentito parlare di sciatica, di sensazione di parestesia dell’arto inferiore, un senso di addormentamento che nasce dal gluteo e si porta posteriormente alla coscia e alla gamba fino alle dita dei piedi. Vediamo quali possono essere le cause.

L’origine
Il nervo sciatico (o ichiatico) è un nervo misto che origina dal plesso sacrale. È formato da fibre provenienti da tutti i nervi del plesso (L4, L5, S1, S2, S3). È il nervo più voluminoso del plesso ed è considerato il suo ramo terminale.
È formato da due contingenti di fibre che decorrono separate all’interno di esso e alla fine si dividono nei due rami terminali.
La componente muscolare innerva i muscoli della loggia posteriore della coscia, parte del grande adduttore e tutti i muscoli della gamba e del piede. La componente sensitiva innerva la cute posteriore e anterolaterale della gamba e quasi tutta la cute del piede (a eccezione della parte dorsomediale).

Un decorso così lungo e tortuoso deve far pensare alle tantissime possibilità di irritazione che il nervo può subire, tutte assimilabili a un dolore tipo sciatica.

Spesso si pensa a un’ernia, ma il passaggio nell’incisura ischiatica, i rapporti con il muscolo piriforme e con il femore, e ancora uno stato infiammatorio primitivo del nervo, una massa tumorale, una stenosi canalare, un ematoma dei muscoli posteriori di coscia e gamba, sono tutte possibili cause di compressione del nervo sciatico.

Compito dell’osteopata è fare una diagnosi differenziale al fine di aiutare, dove possibile, il paziente a ritrovare il suo equilibrio eliminando la causa primaria.

Test clinici
Un test clinico molto importante e facile da fare anche a casa per i pazienti che temono di essere affetti da sciatica è il test di Lasègue.
Si esegue stando completamente sdraiati su una superficie comoda, ma non troppo soffice, e facendo sollevare passivamente da un’altra persona l’arto inferiore tenendolo completamente steso fino a circa 60°; se durante tale manovra si evoca un dolore di una certa importanza che s’irradia all’arto inferiore, l’operatore abbassa leggermente l’arto per non scatenare la sintomatologia e effettua:
- dorsiflessione del piede passiva, chiede al paziente di tossire e di flettere il capo, se si scatena il dolore si può pensare a una compressione del nervo all’interno del suo canale, causato da un’ernia, da un edema dovuto ad una congestione venosa locale data da una contrazione importante di un muscolo (spesso lo psoas), da angiomatosi periradicolare, ossia una dilatazione delle arterie del nervo che lo comprimono, da processo artrosico con la presenza di osteofiti che comprimono il nervo, da un rigonfiamento dei legamenti vertebrali che riducono il lume del canale.
Se il dolore non si scatena si potrà escludere un’origine canalare allora:
- si effettua passivamente una adduzione e intrarotazione dell’arto.
In questo modo si mette in tensione il muscolo piriforme all’interno del quale passa lo sciatico, se si scatena il dolore si pensa ad un interessamento del muscolo piriforme.
Se il dolore non si scatena si potrà escludere un’origine canalare e muscolare e allora:
- si continua a sollevare l’arto del paziente oltre i 60° e se il dolore rimane costante si sospetta un blocco articolare dell’articolazione sacro – iliaca con un’alterata dinamica del bacino.
Se il dolore non si scatena si esclude anche l’origine meccanica e allora:
- dalla posizione di arto sollevato lo si lascia cadere, sempre controllando, sul lettino e se si scatena dolore si sospetta un intrappolamento da eccessiva tensione del muscolo psoas.

In ogni caso un’irritazione del nervo sciatico o qualsiasi altro disturbo, dolore, sofferenza è l’espressione di un disagio del corpo che non ha più la possibilità di adattarsi.

Un buon osteopata ha il dovere di cercare l’inizio della catena e intervenire, se possibile, per guidare il paziente verso l’equilibrio, il confort e l’economia.

Solo quando il test di Lasègue è positivo, la forza, la sensibilità e i riflessi sono compromessi e all’esame elettromiografico si evince un rallentamento nella conduzione del nervo e per completezza si studia anche una risonanza magnetica si può indirizzare il paziente verso l’intervento chirurgico.

Se non ci sono gli estremi per un intervento chirurgico è giusto intervenire per risolvere la causa e ripristinare l’equilibrio.

L’osteopatia, quando affronta un paziente con ernia, interviene inizialmente con un lavoro globale e a distanza, lavorando il bacino, l’anca, il tratto dorsale della colonna vertebrale, il diaframma, i muscoli tesi, i visceri e le fasce interessate al fine di favorire gli scambi tessutali, il drenaggio venoso, ridurre le zone in restrizione di mobilità e ridurre il dolore.

Lavorare su un processo importante come un’ernia richiede pazienza, perché bisogna dare il tempo al disco di riassorbire l’acqua e di rientrare nella sua fisiologia, di solito si aspettano almeno 2 o 3 settimane prima di trarre qualsiasi conclusione.

Successivamente si lavora direttamente la zona interessata tenendo presente che non esistono controindicazioni assolute alle manipolazioni vertebrali, eccetto un’ernia espulsa, il fine è quello di mobilizzare il nervo all’interno del suo canale per ridare mobilità.


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