ansiaNella prima parte di questa mia comunicazione sull’ansia e sul come porsi per contrastarla abbiamo potuto renderci meglio conto delle strategie che possiamo mettere in atto.

Una di queste è migliorare la nostra capacità di percepire più compiutamente le sensazioni che proviamo concentrandoci di più su esse.

L’attaccamento e l’ansia da separazione sono rispettivamente la causa e l’effetto di quello che ci capita quando ci dobbiamo separare, anche momentaneamente dalla persona che amiamo.
Per intenderci, si tratta di un sentimento molto penoso che tutti conosciamo ma che in ciascuno provoca un dolore diverso.
La quantità di sofferenza può essere accettabile o no o addirittura diventare incontrollabile, con tutte le conseguenze che comporta il distacco.
La misura dell’ansia da separazione può definire anche l’ambito della personalità dell’individuo e stabilire se essa è normale o patologica, nel senso che crea problemi nella capacità di amare e difficoltà all’adattarsi o a vivere una vita più o meno felice.

Indubbiamente l’attaccamento è un istinto che condividiamo con tutti gli altri mammiferi ed è quella tendenza che aiuta i cuccioli a rimanere vicino all’adulto per riceverne cura e protezione.
Dal punto di vista evolutivo è stato di grande importanza per la specie umana ma crea qualche problema se è un attaccamento di tipo insicuro.
Questo istinto è stato studiato molto da più di 50 anni e ancora viene studiato per individuare tratti della personalità o dipendenze spesso innescate dai comportamenti dei genitori in tenera età.

L’ansia da separazione quindi, diventa patologica e crea disadattamento e infelicità a causa di un atteggiamento protettivo ma insicuro delle stesse figure genitoriali. Si tratta infatti, di comportamenti o che chiedono essi stessi protezione (inversione di ruoli tra genitori e figli) o di crisi depressive i cui effetti sono quelli di “un genitore che fa paura” a causa dell’espressione spesso afflitta di questi che si confonde con la mimica dell’aggressività.

Gli effetti sono l’apprendimento di un comportamento di evitamento o di richieste incontentabili ed esasperate di vicinanza e protezione.
L’affermazione di Freud secondo cui “il bambino è il padre dell’uomo” trova nell’attaccamento e l’ansia del distacco una chiara dimostrazione.
Normalmente il bambino tende sempre più ad allargare il suo campo di esplorazione se l’ambiente lo rende sicuro e torna ad “attaccarsi ” alla madre solo quando questa sicurezza viene meno o avverte una situazione di supposto o reale “pericolo.
Il bambino, dal sesto mese in poi, stabilisce in se un’idea di “protezione” non relativa ad una sola figura (la madre) ma, più in generale, alla figura di tutti gli adulti che si prendono cura di lui (oggetti di attaccamento) in modo da differenziarli dagli estranei.
Entro i primi 6-8 mesi il bambino costruisce schemi relativi agli oggetti ed alle persone familiari e diviene suscettibile alla paura quando si trova in situazioni differenti da questi schemi. Si è osservato che stimolando il bambino con altri volti che siano diversi da quello materno l’ansia da estranei tende ad attenuarsi.
Se un bambino viene abituato a ricevere sicurezza da “adulti conosciuti” e non solo dalla madre, avrà sicuramente meno problemi al momento dell’eventuale “scomparsa” della figura materna.

Gli effetti della separazione dalle persone care ha spinto numerosi ricercatori a studiare la genesi di tale istinto .
Bowlby, uno dei primi studiosi che si sono occupati di attaccamento e ansia da separazione,ritiene che il distacco può lasciare profonde tracce se non è compensato dall’affidamento a figure note al bambino
ed inserite nel suo mondo affettivo. Allo stesso modo Kagan ha notato come siano importanti nel
“temporaneo abbandono” da parte della madre altre figure di riferimento fisse che si prendano cura di lui e le rassicurazioni da parte della madre, prima del distacco e al termine di esso.
Mahler ha approfondito da un certo punto di vista il problema. In base ai suoi studi ritiene che il manifestarsi dell’ansia indica che il bambino ha raggiunto il concetto dell’ “altro da se”. Si tratta di un
processo che va dai 5 mesi ai tre anni d’età nel quale il bambino, gradualmente giunge a riconoscersi come un individuo a se stante (individuazione). In questo senso, col passare del tempo, il concetto
di “madre” non è legato necessariamente ad una persona in particolare ma riveste più un significato “universale” di protezione e di sicurezza.

Winnicott (con altri) ha dimostrato che sia nel caso di distacco effettivo che di presenza costante il bambino risente di questa fase che viene definita fase dell’ oggetto transizionale.
E’ una fase importante che viene attraversata sia dai bambini che non si separano mai dalla mamma, sia da quelli che, talvolta, se ne distaccano.
Ad esempio, l’andare a letto è anch’esso un distacco che provoca come conseguenza la paura notturna (pavor nocturnus fisiologico).

Per concludere possiamo, quindi, affermare che le esperienze di distacco aiutano il bambino in quanto lo abituano a convivere con altre situazioni, a trovare altre figure di riferimento, ad “adattarsi” alle situazioni (ad esempio se il bambino non ha familiarità con i nonni non starà volentieri con loro, mentre avverrà
il contrario se essi sono inclusi nel suo “complesso” di affetti).

L’obiettivo che i genitori dovranno porsi è quello di sviluppare un attaccamento che investe tutto un ambiente in quanto la sensazione confortevole di non essere soli si ha quando nasce nel “sè” il
sentimento di “appartenere” ad un gruppo, non quando si ha contatto stretto con una sola persona.
Per questo è importante stimolare nel bambino l’amore per le proprie radici: dapprima i genitori ed i
parenti, poi l’ambito degli amici, poi la società, la nazione, la propria cultura, ecc.
Ogni decisione sui tempi e sui modi va presa ovviamente caso per caso ma è prevedibile che il processo sarà più rapido e sicuro se i bambini sono sereni in compagnia di altre persone (anche in assenza
della mamma), poiché hanno avuto queste esperienze di relazione positive con altri, fin dai primissimi mesi di vita.
Spesso sono i genitori ad essere “attaccati” ai figli e la vera ansia da separazione attanaglia loro non i bambini.

a cura del Dott. Paolo Mancino
Psicologo


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