orecchio1I padiglioni auricolari, rivestono un ruolo importante nel volto, al pari degli occhi, del naso e della bocca, anche piccole alterazioni morfologiche, possono provocare sensazioni di disagio.
Tra le problematiche più frequenti, anche se non la più grave è, l’orecchio prominente. L’ampiezza dell’orecchio è normalmente del 50 – 60% della sua lunghezza con un’ampiezza
media di 3-4,5 cm e una lunghezza media di 5,5 – 7 cm.Visto dalla fronte, l’orecchio si estende superiormente dal sopracciglio e arriva fino alla base della columella posta inferiormente.
Lateralmente, l’orecchio sembra giacere nella singola lunghezza dell’orecchio dietro al marginelaterale orbitale.
La protrusione dell’orecchio è definita in termini di distanza e angolo.
La distanza dal cuoio capelluto al margine anteriore delle estensioni dell’elice è di 1,5 – 2 cm; l’angolo cefaloauricolare è in media di 25o negli uomini e di 21o nelle donne.
L’orecchio normale è inclinato approssimativamente di 20o in senso verticale posteriormente, che è un pò meno eccessivo del piano del dorso nasale.

Orecchie prominenti

L’orecchio “prominente” viene attribuito ad una alterazione embrionale, con una mancata formazione della piega dell’antelice.
Nella maggior parte dei casi, questo difetto è bilaterale, non necessariamente simmetrico.
Il trattamento chirurgico, può essere effettuato a partire dai 8-10 anni di età.
Le tecniche chirurgiche normalmente usate per questo tipo di intervento, prevedono il modellamento della cartilagine auricolare, con dei punti di sutura, mediante scarificazione a tutto spessore, oppure con ambedue in combinazione.

Trattamento
L’intervento di otoplastica, ha come obbiettivo la correzione delle orecchie prominenti ed ottenere due padiglioni simmetrici, anatomicamente armoniosi.
Si applicano tecniche chirurgiche semplici ed efficaci, adattabili ad ogni singolo caso.

Anestesia
L’intervento chirurgico di otoplastica, si effettua in genere in anestesia locale, con o senza sedazione, in alcuni casi si ricorre all’uso di anestetici topici, che vanno applicati sulle zone interessate dall’intervento, almeno un paio d’ore precedenti all’infiltrazione con l’anestetico locale.

Tecnica chirurgica
orecchio2
Le tecniche chirurgiche sono molteplici, quali: il modellamento dell’antielice, la riduzione dell’ipertrofia della conca e, la correzione del lobulo auricolare.

1) Le tecniche con punti di trazione per il modellamento auricolare.
Nel preintervento, si disegna le cute auricolare anteriore con una linea semilunare che si estende fino al all’apice della crus superiore, alla quale corrisponderà la futura piega dell’antelice.
Si tracciano dunque, due linee parallele punteggiate, che indicano i punti dove verranno collocate le suture necessarie per il modellamento della cartilagine auricolare.
Durante la fase operatoria, si esercita l’escissione di una losanga cutanea e, lo scollamento lei lembi laterali, fino al margine dell’elice, proseguendo fino al solco retroauricolare.
Vengono quindi passati, dei punti in nylon in corrispondenza al tracciato precedentemente tatuato, che assumono il percorso perpendicolare all’antelice.
Serrando quindi, tali suture, si ottiene la flessione della cartilagine, formando così la piega dell’antelice.
Si conclude l’intervento con sutura cutanea e la medicazione.

2) La scarificazione della cartilagine auricolare.
Mediante accesso posteriore, avviene lo scollamento della cute che ricopre un’ampia area della parte anteriore della faccia cartilaginea, venendo poi abrasa con un apposito strumento.
Tale tecnica, provoca la flessione posteriore della cartilagine, avvicinando i margini dell’elice e la cute mastoidea.
L’intervento si conclude con la escissione di una losanga cutanea e, la sutura.

3) La tecnica di sezione a tutto spessore della cartilagine.
Nei casi in cui la cartilagine è meno flessibile, perché molto spessa, la tecnica con punti di trazione e la scarificazione, potrebbero non bastare, e quindi provocare una recidiva della dismorfia.
In tali casi, necessita la sezione a tutto spessore.

4) Le tecniche combinate.
Le tecniche combinate, sembrerebbero essere di particolare efficacia.
All’inizio, si traccia una incisione cutanea posteriore, parallela all’elice estesa dall’attacco superiore del padiglione al cranio e al lobo e, dopo avere scollato la cute, si incide la cartilagine, corrispondente alla base dell’elice, fino all’angolo auricolo-cefalico. Viene così scollata la faccia anteriore della scafa e dell’antelice, per via sottopericondrale, fino alla conca, e incisa in vari punti, ottenendo la flessione posteriore.
Praticando inoltre, l’escissione di una sottile striscia di cartilagine della scafa, e una semiluna cartilaginea della parete posteriore.
Infine, vengono resecate la coda dell’elice, per ridurre la proiezione del lobo e, un triangolo di cartilagine alla redice dell’elice per ridurre l’angolo auricolo-cefalico.
La tecnica combinata, offre buoni risultati sia nelle correzioni primarie, sia in quelle secondarie.
Tracciando una linea a livello del solco retroauricolare, si pratica l’escissione cutanea posteriore estesa dall’estremità superiore a quella inferiore della conca auricolare.
Tale linea decorre nel punto di maggiore profondità del solco retroauricolare e, inoltre marca un arco più o meno accentuato a seconda della correzione desiderata.
Una seconda linea,viene tracciata dalla base dell’elice fino all’apice della crus superiore del lobo.
Vengono quindi congiunte le due estremità delle due line, delimitando un segmento cutaneo.
L’area di escissione, di questa conformazione, consente al momento della sutura di ottenere una differente flessione della cartilagine, che sarà stata modellata allo stesso tempo.

Complicanze dell’otoplastica
La deformità residuale, che viene identificata di solito nel giro di sei mesi dall’intervento, può presentare un problema nel 10 – 24% dei pazienti dopo l’otoplastica.
Alcuni problemi possono risultare dai dorsi aguzzi e dai contorni irregolari lungo la piega antielicale, dai tratti sinusali a causa della presenza di suture permanenti e dalla deformità secondaria dell’orecchio a telefono.
Malgrado la potenzialità della deformità residuale, in molti casi meno del 10% dei pazienti richiede una conseguente revisione otoplastica.

a cure del dott. Masino ScutariChirurgo Estetico


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