sessoL’ansia da prestazione è una particolare forma d’ansia che si manifesta quando l’individuo deve compiere una performance sportiva, sessuale, scolastica, lavorativa o qualsiasi tipo di prestazione.

Se dovessimo dare una definizione tecnica potremmo dire che: l’ansia da prestazione è una risposta di tipo disadattivo che la persona produce nel momento di produrre una prestazione.

L’ansia da prestazione sessuale si verifica quando stiamo per avere un rapporto sessuale.

Tra le principali cause abbiamo: la paura di sbagliare, lo stress, le preoccupazioni, la paura del confronto, la paura di fallimenti e la tensione con il partner.

L’ansia da prestazione sessuale si può dividere in maschile e femminile.
Proprio così, essa non è un problema solo maschile ma anche la donna può soffrire di questo disturbo.

Interessa circa l’11 per cento delle donne sessualmente attive, contro circa il 18 per cento degli uomini.
Il denominatore comune a entrambi i sessi è questo: la paura di non farcela (ad avere un’erezione, per lui, o ad avere un orgasmo, per lei) crea un picco di ansia e un autentico terremoto di adrenalina che interferisce con la normale naturalezza della risposta sessuale, nelle sue diverse componenti.

L’ansia da prestazione, nella donna, può inibire “solo” l’orgasmo, come nel suo caso; può interferire con l’eccitazione fisica genitale (causando secchezza fino a un vero e proprio dolore alla penetrazione); o arrivare a bloccare anche il desiderio, quando il persistere dell’insoddisfazione crea un circolo vizioso che frena tutta la funzione sessuale.

L’ansia è un problema fisico: l’adrenalina e tutte le alterazioni che essa provoca sono fattori senz’altro squisitamente biologici.
Tuttavia è scatenata da fattori psichici: in questo caso la sua paura di perdere il partner.
Il fatto che lei abbia sempre avuto l’orgasmo con altri partner, e lo raggiunga facilmente da sola, esclude invece altri fattori di tipo fisico.
La diagnosi, nel suo caso, è questa: anorgasmia acquisita situazionale (il problema è comparso solo recentemente e in questa relazione), dovuta ad ansia da prestazione.

Molto spesso nell’uomo l’ansia da prestazione porta ad altri disturbi a catena che rischiano di peggiorare la situazione, per esempio:

* Eiaculazione precoce
* Mancanza di erezione
* Disfunzione erettile
* Perdita di erezione durante il rapporto

Perché l’ansia danneggia l’erezione?

Perché trasforma l’uomo in uno spettatore severo, in un “giudice” della propria prestazione sessuale.
Il fatto poi di non riuscire a mantenere un’erezione di qualità aumenta ulteriormente l’ansia nei tentativi successivi.
L’ansia può poi essere peggiorata dall’inesperienza, come nel suo caso, o dall’incapacità di abbandonarsi e dalla paura (inconscia!) dell’intimità.

A chi bisogna rivolgersi, e cosa si può fare?

La cosa migliore è andare da un buon sessuologo.
La terapia, in genere, prevede tre tipi d’intervento: un aiuto farmacologico, una terapia sessuologica e una psicoterapia. A volte ne basta uno solo, a volte è necessario integrarli con un approccio sinergico. L’essenziale è però non cedere mai alla tentazione di una terapia “fai-da-te”, magari consigliata dall’amico di turno, e mettersi invece nelle mani di uno specialista. Anche perché potrebbe comunque essere opportuno fare qualche esame clinico per escludere davvero qualsiasi tipo di causa fisica.

E se i farmaci non bastano?

I farmaci hanno in ogni caso una funzione sintomatica, ossia vanno a correggere le manifestazioni evidenti del disturbo erettivo ma – per lo meno nei casi più difficili – non le sue cause profonde. In parallelo, quindi, può essere necessaria una terapia sessuologica “comportamentale”, per imparare a sciogliere le tensioni interiori più resistenti. Questo tipo di intervento include tecniche di rilassamento come il training autogeno respiratorio, preziose per migliorare il controllo delle emozioni, modulare l’eccitazione attraverso il respiro e migliorare la capacità di ascolto delle sensazioni corporee. Queste tecniche, inoltre, aiutano ad abbandonare l’atteggiamento da “spettatore” così tipico dell’ansia da prestazione. Ma la terapia comportamentale mira anche a ridurre l’ipertono e la rigidità muscolare, a migliorare i percorsi neuroendocrini che coordinano la funzione sessuale, e ad aumentare l’autostima e la fiducia nella propria capacità di recupero.

La psicoterapia a cosa serve?

In casi particolarmente difficili, infine, una vera e propria psicoterapia “cognitiva” può completare il percorso di cura quando la storia clinica evidenzi che il disturbo ha anche cause psicologiche più importanti e strutturate, ossia non legate al semplice fatto – in sé abbastanza frequente e comprensibile – dell’ansia di prestazione.

E la partner cosa può fare?

Comportarsi come fa la sua ragazza con lui: non mettere fretta, trasmettere sicurezza, far sentire il proprio amore.
L’inesperienza o l’ansia non sono una colpa e assumere un atteggiamento aggressivo, o peggio derisorio, non porta da nessuna parte.
E’ ben difficile che un ragazzo possa riprendersi, se anche la sua donna gli fa vivere ogni rapporto come un esame! E’ molto più costruttivo affrontare la situazione con fiducia e con un autentico desiderio di aiutarsi per superare insieme il problema.

a cura della Dott.ssa Elena Isola
Sessuologa e Psicopterapeuta


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