acetoneSpesso capita dopo una festa di compleanno, il bambino non è informa come sempre, gioca con difficoltà, è inappetente e in alcuni casi compare la febbre. Il vomito è una variabile frequente. L’ odore inconfondibile dell’alito e delle urine, conferma che si tratta di acetone.
Una bevanda zuccherata per l’emergenza e la dieta in bianco per qualche giorno, riporteranno il piccolo in pieno benessere.

L’acetone è un problema tipicamente italiano, talvolta è solo la conseguenza di un disturbo già in corso: febbre alta, digiuno o alimentazione scorretta, in alcuni casi invece, svela una difficoltà congenita del metabolismo: in alcuni bambini, esiste una certa predisposizione all’acetonemia (cioè alla presenza di acetone nel sangue), si tratta sempre di episodi legati all’età (colpisce con più frequenza la fascia tra i 2 e i 6 anni) e dipende anche da fattori costituzionali: i bambini più piccoli e i più magri ne sono maggiormente predisposti, ecco perché alcuni bambini sono più soggetti di altri a questo sintomo.
Niente paura, con il tempo tutto rientra nella norma.

L’acidosi chetonica, meglio conosciuta come acetone, scompare spontaneamente intorno ai 5 anni.
Nei casi più radicati, il disturbo si verifica fino agli otto anni, poi con la maturazione degli organi interni e il miglioramento delle capacità metaboliche, l’acetone diventa solo un brutto ricordo. Il pediatra spiega come riconoscerlo, cosa fare e la dieta per prevenirlo.

Che cos’è l’acetone
Non si tratta di una malattia, l’acetone può essere conseguente all’immaturità del metabolismo, oppure nella maggioranza dei casi, accompagnare alcune malattie concorrendo a peggiorare le condizioni generali
del bambino.
Questa situazione è assolutamente transitoria e si risolve con semplici misure alimentari. Il bambino che «soffre di acetone» di solito presenta vomito, dapprima alimentare, in seguito diventa liquido e in alcuni
casi assume la consistenza acquosa e la colorazione verdastra della bile. In genere a simili attacchi si accompagna anche la febbre, ma è solo una variabile. Il bambino avverte un senso di malessere generale, ha occhiaie profonde, dolore di pancia e di testa, e anche la vivacità ne risente.
Il sintomo più classico, comunque è l’odore caratteristico dell’alito, che sa di frutta troppo matura.
In termini medici viene chiamato «alito acetonemico» perché, in condizioni di stress organico (febbre alta, digiuno, sforzo fisico, assunzione di cibi troppo grassi), esaurite le scorte di zuccheri, il fisico del bambino inizia a consumare le riserve di grassi come fonte di energia alternativa.
Questa elaborazione metabolica, produce alcune sostanze: i corpi chetonici. Si tratta di particelle difficili da smaltire, una delle quali è l’acetone, essa, evapora con facilità e viene eliminata dall’organismo attraverso la respirazione; a contatto con l’aria, sprigiona il caratteristico odore, che chiarisce la diagnosi.

Cause acetone
In corso di malattie febbrili o di digiuno prolungato l’organismo, per le sue richieste di energia, brucia molto in fretta tutti gli zuccheri e per continuare a soddisfare le richieste energetiche, attinge in seguito ai grassi come fonte supplementare di energia. Il consumo dei grassi da origine all’acetone. Tale sostanza, prodotta in quantità superiore alla norma, si accumula nell’organismo e in seguito viene eliminata oltre che attraverso la respirazione, anche attraverso la pipì, dando luogo al tipico odore di solvente per smalto. E’ sufficiente reintegrare le riserve di zuccheri, per ristabilire il giusto equilibrio energetico.

Come scoprire se il bimbo ha l’acetoneBasta raccogliere qualche goccia di pipì del bambino e bagnare con essa lo stick reagente che si acquista in farmacia. E’ una piccola striscia di plastica con l’estremità di feltro reagente, a contatto con l’urina può
assumere tonalità diverse, in base alla presenza, o meno di acetone. Sullascatola è riportata la scala dei colori per la lettura del risultato.
Se l’esito è positivo (cioè il bambino ha l’acetone) è sufficiente adottare alcune norme alimentari, se è negativo (l’acetone è assente), le cause dello stato di malessere del bambino andranno individuate dal proprio medico in altro modo.

Rimedi, cosa fare
Per l’emergenza somministrare al piccolo in crisi uno o due cucchiaini di zucchero, portandoglieli direttamente in bocca, insieme porre qualche sorso di bevanda dolce. La terapia consiste semplicemente nell’offrire al bambino bevande zuccherate (tè, spremute, succhi di frutta, Coca Cola) da bere a piccoli sorsi in caso di vomito. In questo modo si reintegrano le sue scorte di energia e l’organismo riprende ad utilizzare come combustibile gli zuccheri. Dopo poco il bimbo si riprende ed è probabile che gli torni anche
un leggero appetito. E’ possibile, a questo punto, procedere con cibi più complessi: fette biscottate con miele, biscotti secchi con tè o camomilla zuccherati, in seguito latte o yogurt scremati e ben zuccherati, oppure secondo i gusti del bambino, riso o pasta con poco olio e aggiunta di formaggio grana.

Continuando a controllare le urine 2-3 volte al giorno si avrà il segnale che si è vicini alla guarigione, la presenza di acetone si ridurrà gradualmente fino a scomparire.
Contemporaneamente anche le condizioni generali del bambino tenderanno a migliorare. L’alimentazione
potrà progressivamente ritornare normale, e nel giro di 2/3 giorni il piccolo si sentirà completamente ristabilito. Per prevenire le crisi di acetone (nei bambini con febbre o comunque predisposti) può essere
consigliato un semplice ma efficace regime alimentare.

Quando è necessario il ricovero
Esistono rare situazioni in cui l’acetone persiste elevato ai massimi livelli per diversi giorni, il bambino in questi casi è debilitato dal malessere, dall’inappetenza e spesse volte anche da febbre e vomito, in
circostanze simili, il pediatra consiglia il ricovero. Per evitare al piccolo la disidratazione gli verrà applicata una o più fleboclisi contenenti soluzioni glucosate e reidratanti, in pochi giorni d’ ospedale, in
media 3, il bambino tornerà in buone condizioni.

Dieta per la prevenzione dell’acetoneConsentire ad un bambino di cibarsi quotidianamente di fritti, grassi o dolci è profondamente sbagliato, in questo errore vi cadono le mamme di bambini capricciosi a tavola, che pur di vederli mangiare rischiano di
permettere loro di alimentarsi in maniera scorretta. Certo non esiste una lista di alimenti vietati, salvo particolare prescrizione medica, alcuni cibi, non proprio salutari, se mangiati con moderazione e buon senso, non provocano nè acetone né disturbi.

Nei giorni di crisi preferire i seguenti alimenti:
Latte parzialmente scremato, Yogurt magro, Pane, fette biscottate, Marmellata, miele, Frutta, Tè, camomilla zuccherati, Pasta, riso, semolino, Brodo vegetale, Carni bianche: pollo, vitello, coniglio, tacchino e pesce, ai ferri o lessati, Verdure cotte a vapore, Legumi,Olio extravergine di oliva

E’ meglio evitare:
Latte intero, Yogurt intero, Gelato, Burro, Cioccolata, Biscotti frollini, brioche, Merende confezionate, Carni rosse, Insaccati, Uova, Formaggi, Fritti, Maionese, Panna, Crema

Da fare
In caso il piccolo presenti i sintomi dell¹acetone, e la verifica con lo stick abbia dato esito positivo, somministrare al bambino una bevanda molto zuccherata. In casa è possibile preparare un’ottima soluzione reidratante e ricostituente anche dei sali minerali perduti: aggiungere ad alcuni cucchiai di tè, mezzo bicchiere di spremuta d’arancio, zuccherare abbondantemente e spolverare con un pizzico di sale.

a cura della Dott.ssa Lucia Romeo
Pediatra


Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,