alopeciaIl termine alopecia fu introdotto nel V secolo a.C. dal medico greco, Ippocrate di Kos per indicare un diradamento più o meno diffuso dei peli o dei capelli.

La parola alopecia, non seguita da altre indicazioni (es. alopecia areata, alopecia androgenetica, etc) è solo un modo generico per indicare un diradamento diffuso o circoscritto.
Il tipo e il grado di avanzamento di un eventuale alopecia vanno inquadrati al momento della visita specialistica presso il proprio dermatologo.

Tra le principali cause di diradamento nella donna ricordiamo il telogen effluvium, l’alopecia areata, la caduta stagionale dei capelli, il defluvium post partum, l’anagen effluvium, l’anemia da carenza di ferro, l’iperprolattinemia, l’ovaio policistico e l’alopecia androgenetica femminile.

Esistono anche delle varianti cliniche di alopecia cosiddette cicatriziali, fortunatamente rare, che comprendono l’alopecia mucinosa, la follicolite decalvante di Quinquad, la dermatosi pustolosa del capillizio, la pseudoarea di Brocq (es. lupus eritematoso cronico, lichen planus, etc) e l’alopecia frontale della menopausa.

Il termine calvizie viene invece utilizzato per indicare un tipo particolare di alopecia.
Si tratta della cosiddetta forma androgenetica (AGA = AndroGenetic Alopecia).

L’alopecia androgenetica è un fenomeno molto frequente nel sesso maschile e si può presentare con diversi gradi di diradamento (classificazione di Hamilton e Norwood).

Nella donna il fenomeno è meno frequente al di sotto dei 50 anni e talora può associarsi ad altri fenomeni (es. irsutismo, iperprolattinemia, ovaio policistico, insulino resistenza, malattie tiroidee, etc).
Nella donna giovane l’alopecia androgenetica si presenta con un diradamento diffuso, secondo vari stadi (classificazione di Ludwig).
In questi casi vanno ricercate possibili cause scatenanti, avvalendosi se necessario di un approccio multidisciplinare (es. dermatologo, endocrinologo, ginecologo, etc). Contrariamente alla variante femminile, l’alopecia androgenetica maschile, non si associa quasi mai ad un alterazione endocrina.

Per molte forme di alopecia è possibile oggi intervenire in maniera risolutiva ad eccezione della forma androgenetica (AGA) dove le terapie, come è ben noto, consentono di ritardare e rimandare negli anni, qualcosa già scritto nel proprio DNA.

Esami del capello (es. dermatoscopia del cuoio capelluto, tricogramma, pull test, etc) possono aggiungere informazioni utili al momento della visita dermatologica solo in qualche caso dubbio.
Nella maggior parte dei casi invece l’osservazione clinica è già sufficiente ad inquadrare sul piano diagnostico e terapeutico un’AGA.

Minoxidil e finasteride rappresentano attualmente i punti cardini della terapia farmacologica dell’alopecia androgenetica maschile e spesso possono essere coadiuvati da altri rimedi sia sistemici (es. compresse) che topici (es. lozioni, shampoo, mousse, etc).

La terapia va adattata al singolo paziente, in base al tipo di problema e alle aspettative del paziente, ma i vari rimedi sia medici che chirurgici vanno discussi caso per caso al momento della visita specialistica.

Nell’alopecia androgenetica si riescono ad ottenere buoni risultati con i farmaci attualmente disponibili, ma bisogna chiarire al paziente fin dalla prima visita, che per buoni risultati non si intende il ripristino della capigliatura che avevano da adolescenti, ma un rallentamento dell’evoluzione di una situazione cronica, con miglioramenti clinici
variabili da paziente a paziente.

Nei casi con forte familiarità per alopecia androgenetica precoce, l’evoluzione della patologia è più rapida e le terapie sono più complesse.

Una caduta anche se eccessiva può essere talora considerata normale se non vi è un diradamento visibile.

Al momento della visita dermatologica, sarà effettuato un checkup mirato a distinguere una semplice caduta stagionale, da un telogen effluvium cronico e da situazioni che in casi estremi possono creare vere e proprie fobie da calvizie (es. dismorfofobia).
Una volta esclusa un’alopecia androgenetica e le rare forme di alopecia cicatriziale del cuoio capelluto, si tratta nella maggior parte dei casi, di situazioni facilmente gestibili.

Quando alla caduta eccessiva (es. dopo lo shampoo) non fa seguito un vero e proprio diradamento, si tratta di fenomeni che solitamente non comportano altri problemi.
Quando alla caduta eccessiva invece segue un diradamento, il dermatologo programmerà in base alla diagnosi clinica (es. telogen effluvium, defluvium post partum, etc) una terapia mirata, adatta al singolo paziente.

a cura del Dott. DEL SORBO Antonio
Medico Chirurgo – Specialista in Dermatologia
Dottore di Ricerca in Dermatologia Sperimentale

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