donnaincintaLa riproduzione della specie umana si distingue da quella degli altri mammiferi per il fatto che gli eventi che accompagnano il concepimento, la gravidanza e il parto sono contrassegnati da profonde alterazioni non solo biologiche ma anche psichiche.

Nella donna psicologicamente sana la gravidanza è un’espressione del suo senso di autorealizzazione e di identità come donna.

L’intensità delle modificazioni emotive, ovviamente, varia in base alla diversa reattività individuale. Esse possono andare da un lieve rimaneggiamento di alcune delle caratteristiche di personalità fino a un generale tracollo della personalità.
In altri casi è proprio la pregressa labilità del sistema psichico a determinare l’aggravamento del quadro sintomatologico con alterazioni che possono compromettere il buon esito della gravidanza.

Di questa possiamo preliminarmente delinearne sinteticamente le condizioni dello sviluppo e le ripercussioni che queste comportano sulla salute psichica della madre e del bambino esaminando i seguenti aspetti:

1. La percezione della femminilità, della sessualità e dell’immagine corporea in gravidanza
2. L’attaccamento alla madre e le difese contro l’angoscia di separazione
3. Il processo di separazione-individuazione e i problemi correlati

1. La percezione della femminilità, della sessualità e dell’immagine corporea in gravidanza.
I tre aspetti della femminilità, della sessualità e dell’immagine corporea che la donna percepisce come immagine di Sé, hanno una profonda influenza sullo stato psichico della donna in gravidanza.
Per la psicoanalisi, il desiderio di un bambino ha origine nell’infanzia della donna ovvero in quel periodo a partire dal quale la bambina ha cercato di riscattarsi da uno stato costante di inferiorità (per l’invidia della capacità creativa della madre) e che si esprime nel gioco con le bambole e, a livello inconscio, come un progetto magico.
Per Freud gli esiti dello sviluppo del narcisismo primario e le vicende del complesso di Edipo sono il fondamento su cui si struttura l’immagine di femminilità.
La qualità dell’immagine di Sé come donna si afferma con l’identificazione alla madre, cioè al desiderio di diventare come la madre, generatrice di figli; un lungo percorso che attraversa l’infanzia e l’adolescenza fino all’età adulta. L’idea che il desiderio di avere un bambinoabbia la sua origine nell’attaccamento edipico alla madre si è sviluppata gradualmente nel pensiero freudiano ed ha portato alla conclusione che le aspirazioni edipiche della madre-bambina subirebbero un’accentuata frustrazione inducendola al progressivo prevalere delle tendenze passive su quelle attive e alla scelta del padre come obiettivo edipico. “Il lungo protrarsi dell’Edipo nella donna potrà trovare la vera, unica e definitiva soluzione solo nella maternità: la più perfetta tra le relazioni umane.”

2. L’attaccamento alla madre e le difese contro l’angoscia di separazione.
Si è detto che durante la gravidanza, soprattutto se si tratta della prima, la donna ricapitola i primi stadi del proprio sviluppo: tra questi ha la massima importanza il processo di individuazione-separazione dalla madre. Le paure e le fantasie inconsce associate alla fase iniziale della gravidanza, spesso sono strettamente connesse con il concetto di fusione con la propria madre.
Nella strutturazione e definizione del senso di maternità, oltre agli elementi prima esaminati, concorre il processo di individuazione-differenziazione che, a sua volta, dipende dall’esperienza di attaccamento vissuta con la propria madre.
Il legame di attaccamento tra il bambino e la madre viene identificato dai teorici dell’attaccamento, come l’obiettivo primario del bambino subito dopo la nascita.
Lo schema che lo sovradetermina è una predisposizione innata al bisogno di sicurezza, protezione e accudimento.
Verosimilmente, la predisposizione della donna nei confronti del piccolo attiva lo schema e ne permette l’esplicitazione con la buona cura materna (i noti comportamenti di holding magistralmente descritti da Winnicot).
Il fenomeno dell’attaccamento è stato studiato da Bowlby e gli studi successivi ne hanno definito il carattere relazionale, gli aspetti difensivi e le manifestazioni psicopatologiche nei bambini e negli adulti.
Lo sviluppo dell’attaccamento del bambino e della bambina dipende dall’incontro con una figura di attaccamento che ne permette l’esplicitazione e ne determina la sicurezza nell’esplorazione naturale del mondo.

L’acquisizione di questa importante conoscenza ci è anche pervenuta grazie agli studi di Spitz.
Oggi sappiamo che si tratta di uno Schema Operativo Interno che, se di tipo sicuro nella donna gravida le conferisce quelle qualità naturali per permetterle un accudimento e uno scambio col figlio in grado di fargli sentire sicurezza e cura.
Quando ciò non avviene sono previsti vari esiti.
Einsworth, Main e Salomon hanno descritto tre modalità disfunzionali nell’attaccamento dei bambini alla madre (o/e al padre) di tipo insicuro: ansioso-ambivalente, evitante e disorganizzato.
Gli effetti di esperienze negative di privazione e di attaccamento insicuro possono portare l’individuo ad essere più vulnerabile alle esperienze avverse più tardive ed aumentano le probabilità nel corso del ciclo della vita di trasformarsi in disturbi di personalità (Lorenzini e Sassaroli).
Sono stati descritti gli esiti di lutti irrisolti durante o immediatamente prima di una gravidanza in donne con attaccamento di tipo insicuro.
In questi casi la nascita del figlio accentuava i problemi di accettazione inducendo una crisi con esiti gravemente depressivi. Attualmente si è portati a credere che gli episodi di depressione post partum si riferiscono ad una predisposizione familiare giustificabili con la tipologia di attaccamento di tipo insicuro (Fonagy).
E’ accertato che le modalità di attaccamento (sicuro, ansioso-ambivalente, evitante e disorganizzato) vengono trasmesse alle generazioni successive nei primi anni di vita.
I processi difensivi delle madri rendono problematica l’interazione efficace con il figlio, compromettono la sua capacità di rispondere ai suoi bisogni e determinano a loro volta l’attivazione di difese primitive come rimozioni intense, identificazioni proiettive e scissione, una volta che il sistema di segnalazione non viene riconosciuto o compreso dai figli.

Questo insuccesso della madre deriva dalle difese che ella mette in atto contro il riconoscimento in se stessa di simili affetti negativi. In particolare la depressione, esperienze di abuso e maltrattamento subiti nell’infanzia dalla madre la predispongono all’attaccamento insicuro di tipo disorganizzato, mentre disturbi di personalità e ansia destabilizzante preannunciano un attaccamento insicuro di tipo evitante o ambivalente.

3. Il processo di separazione-individuazione e i problemi correlati.
Il processo di differenziazione – separazione – individuazione è l’importante processo che presiede alla nascita psicologica come individuo, per ciascuno di noi. La nascita della propria individualità si struttura a partire dalla possibilità del bambino di esplorare il mondo intorno a sé in modo libero ma protetto fin dal principio.
Questa possibilità è strettamente connessa con le dinamiche di avvicinamento – allontanamento che la madre ed entrambi i genitori consentono al figlio. Si tratta, secondo Winnicot “di ampliare i propri spazi interni la propria identità, nella quale dovrà essere compreso il figlio”.
In realtà, si tratta di accogliere coscientemente il bambino immaginario che è già presente, ma che ha bisogno di svilupparsi e integrarsi con gli “spazi psichici” dei futuri genitori. Per la madre in gravidanza si tratta di confrontarsi con “le fantasie del duplicato”, cioè con la condizione di essere una e duplice, un corpo che ne contiene un altro e che, nello stesso tempo è sé e non sé. Già in gravidanza avanzata incomincia per la donna il faticoso compito di riconoscere l’altro come diverso da sé e conferirgli uno statuto epistemologico, una identità distinta. Comincia cioè il percorso di differenziazione da sé per lasciare che l’altro si costituisca come individuo, persona distinta.

Questo importante processo, apparentemente così naturale, trova spesso nell’ansia di separazione della madre una strenua resistenza.
Il rapporto tra il bambino e la madre nelle primissime fasi dopo la nascita è stato particolarmente studiato da Margaret Mahler, che lo ha definito in termini di simbiosi tra madre e bambino.
“L’elemento essenziale della simbiosi è per il neonato la fusione allucinatoria e delirante, somatopsichica e onnipotente con la rappresentazione della madre, e in particolare l’illusione di un confine comune a due individui che sono invece fisicamente separati.(Mahler).

La separazione dallo stato fusionale avviene gradualmente e conduce alla vera nascita del bambino come individuo attraverso una separazione attivata da un bisogno specifico della madre che gli fornisce uno schema di riferimento speculare.
L’identità del bambino si forma, infatti, primariamente con uno specchiarsi reciproco con la madre durante la fase simbiotica.
Nei casi di patologie depressive nella madre, quando il bambino è in grado di attribuire il comportamento apparentemente distaccato e non responsivo della madre al suo (di lei) stato depressivo, piuttosto che alla propria “cattiveria” o alla propria incapacità di suscitare attenzione, è protetto, forse permanentemente, dalle ferite narcisistiche. Il bambino percepisce nell’attitudine del genitore, un immagine di se stesso come in grado di mentalizzare, desiderare e avere delle opinioni. Egli vede che il genitore ha di lui una rappresentazione come essere intenzionale. E’ questa rappresentazione che viene internalizzata per formare il Sé. E’ come se dicesse: “la mamma pensa a me come a qualcuno che pensa e dunque io esisto come essere pensante”(Fonagy).
Il bisogno della madre di separarsi dal bambino è connesso quindi, alla sua storia di separazione – individuazione. Per il bambino il distacco, quando gli è concesso, avviene per il piacere di funzionare separatamente nel momento in cui supera il dispiacere di “perdere” la madre separandosene. Da parte sua la madre acconsente a questa separazione, incoraggiandola gradatamente e ritirando, almeno in parte, le proprie spinte narcisistiche investite sul bambino come parte di sé.
Il compito difficile della separazione – individuazione è particolarmente arduo nel caso che il figlio nasca con qualche problema.

a cura del Dott. Paolo Mancino
Psicologo


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