innamoratiLa dottoressa Helen Fisher, antropologa alla Rutgers University di New York, ha effettuato una serie di test su un gruppo di studenti, maschi e femmine, selezionati tra coloro che si erano dichiarati innamorati di recente e che avevano accettato di partecipare all’esperimento.

Questi studenti vennero sottoposti ad una risonanza
magnetica
“funzionale”.
Si tratta di una particolare risonanza magnetica che consente di scannerizzare “fette” sottili del cervello: in questo modo l’intero cervello può essere analizzato in soli quattro secondi.
Un tempo sufficientemente breve da poter valutare gli effetti di un’emozione.

Durante la risonanza magnetica a questi volontari venivano fatte vedere fotografie della persona amata e, dopo un certo intervallo, venivano loro mostrate altre fotografie, questa volta neutre. Ricominciando poi da capo ogni volta.

L’idea era quella di capire se si attivavano differenti circuiti cerebrali a seconda delle immagini.

La tecnica utilizzata, infatti, consente di visualizzare il flusso del sangue nel cervello: dove il flusso aumenta d’intensità, vuol dire che quella certa area sta funzionando più attivamente.

Si è potuto così vedere che quando i volontari osservavano l’immagine della persona amata si “accendeva” una particolare area, diversa da quella che si attivava guardando le altre fotografie.

L’area coinvolta era una parte primitiva del cervello, quella del cosiddetto “nucleo caudato”: essa fa parte del sistema che presiede alle sensazioni di piacere, e soprattutto che pianifica i movimenti diretti a ottenere tali sensazioni.

L’altra osservazione importante è che contemporaneamente si attivava anche un’altra area (quella detta del “tegumento ventrale”), che produce dopamina.
Si sa che alti livelli di dopamina producono energia, iperattività, perdita di sonno e dell’appetito. E anche batticuore e tremori.
Manifestazioni tipiche proprie dell’innamoramento.

Insomma, biochimica cerebrale e stati emotivi sono strettamente collegati tra loro.

E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che il cervello non è un’entità astratta, ma un intreccio di cellule nervose che “scattano” quando vengono stimolate da certe sostanze chimiche (i neurotrasmettitori, appunto) che ne modulano l’attività.

a cura della Dott.ssa Elena Isola
Psicoterapeuta
Sessuologa Clinica


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