cheratoconoSono passati ormai quasi dieci anni dal momento in cui in Germania presso l’Università di Dresda si è pensato di curare il cheratocono attraverso il cross-linking del collagene corneale.

Molte sono le modifiche che sono state applicate nel corso degli anni alla metodica originaria ma è indubbio che l’idea fu davvero geniale.

Il grande problema di questa patologia corneale, oltre alla diminuzione visiva, è infatti la sua progressione soprattutto quando insorge in età puberale ed interessa entrambi gli occhi.
Tale progressione porta ad una deformazione sempre maggiore della cornea con un assottigliamento proprio in corrispondenza dell’apice del cono; tale situazione, se progressiva, induce la formazione di pieghe nello stroma corneale profondo ed in seguito vere e proprie cicatrici che si manifestano come leucomi (opacità corneali) che riducendo drasticamente la capacità visiva rendono indispensabile un trapianto corneale a tutto spessore.

Poter quindi bloccare il cheratocono nello stadio in cui si scopre, soprattutto se è negli stadi iniziali quando la vista è ancora molto buona, ha entusiasmato medici e pazienti ma sempre con qualche dubbio circa la reale efficacia sia nell’arrestare la progressione della malattia sia nel dare un leggero miglioramento della qualità visiva.

Il Nostro Centro è stato tra i primi centri privati in Italia ad eseguire di routine il trattamento di cross-linking per la cura del cheratocono con pregressione negli ultimi 6-12 mesi, in pazienti dai 13 ai 40 anni e nei casi in cui lo spessore corneale non fosse al di sotto dei 400 micron.

I primi trattamenti risalgono a circa 18 mesi fa ed i risultati sono effettivamente entusiasmanti.
Anzitutto con la metodica da Noi adoperata non abbiamo avuto complicanze di alcun tipo fatta eccezione per qualche caso in cui si è manifestato un haze (opacità corneale transitoria) prontamente rientrato con una terapia cortisonica locale.

Il fastidio postoperatorio è stato molto ben tollerato grazie anche alla rapida velocità di riepitelizzazione che riusciamo ad ottenere con la somministrazione di una miscela di aminoacidi da assumere per via generale una settimana prima e dopo l’intervento.

Tutti i pazienti non hanno avuto progressione del cheratocono e in più dell’ 80% dei casi hanno migliorato di 1-2 decimi la loro capacità visiva sia senza che con gli occhiali o lenti a contatto.
Inoltre agli esami strumentali (tomografia, topografia ed aberrometria) dopo 6-8 mesi si è evidenziato nel 75% dei casi un miglioramento dell’indice di simmetria corneale ed una riduzione della curvatura corneale all’apice del cono; in altre parole si è riusciti ad ottenere una regolarizzazione della superficie anteriore della cornea che giustifica il miglioramento soggettivo riferito da quasi tutti i pazienti.

E’ importante dire che tali risultati sono stati resi possibili solo grazie ad una perfetta applicazione da parte Nostra del protocollo operatorio di questa tecnica chirurgica; è indispensabile per esempio utilizzare riboflavina (vitamina B2) nelle concentrazioni e nella forma più idonea per ottenere la migliore efficacia possibile nel cross-linking e questo è stato ottenuto da un’ azienda farmaceutica che ha realizzato una soluzione oftalmica sterile in fiala monouso a ph 7,25 senza conservanti che deve essere interamente utilizzata solo ed esclusivamente per uno e non per più pazienti; soluzioni di riboflavina preparate galenicamente, a costo sicuramente più basso, non garantiscono lo stesso effetto fotopolimerizzante sul collagene corneale.
Questo è un punto importante nell’intervento di cross-linking per ottenere buoni risultati e soprattutto sicuri in quanto la riboflavina gioca un triplice ruolo:
- favorisce l’assorbimento e la concentrazione della radiazione ultravioletta a livello dello stroma corneale anteriore-intermedio,
- funge da agente fotosensibilizzante e
- soprattutto garantisce la protezione dell’endotelio e delle altre strutture sensibili dell’occhio come il cristallino e la retina attraverso un effetto barriera.

Si può facilmente intendere quali possono essere i rischi del trattamento se la soluzione di riboflavina adoperata nonché i tempi di applicazione della stessa sulla cornea del paziente non vengono rispettati; e la lista dei dettagli da tener ben presente nel corso dell’intervento potrebbe essere ancora molto lunga.

Pertanto è possibile affermare che la tecnica di cross-linking risulta essere davvero efficace, sicura e capace di migliorare la qualità visiva del paziente con cheratocono se eseguito in Centri chirurgici e soprattutto da medici con esperienza specifica nel campo e che seguano attentamente il protocollo di tale terapia.

a cura del dott. Tramontano
Oculista

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