ansia_da_separazioneVengono qui esaminati “gli atteggiamenti dei genitori riguardo all’autonomizzazione dei figli nella prima infanzia”.

L’arrivo di un bambino determina nella vita dei genitori, cambiamenti a volte tanto radicali da determinare eccessi.
In taluni casi l’ansia per il benessere del piccolo è così forte che, chi lo ha in cura, non riesce ad interessarsi di altro.
Questo atteggiamento provoca inevitabilmente l’emergere di sensi di colpa ogni volta che il bambino protesta in caso di allontanamento temporaneo (anche solo per qualche ora), della madre o del padre.

Nella nostra analisi partiamo da due osservazioni.
1) “Nei primi 24 mesi di vita ed a partire (circa) dai due mesi d’età, il bambino ha la tendenza a rivolgersi a determinate persone e non altre per soddisfare i suoi bisogni o per sentirsi al sicuro (Harlow).;
2) “Nei primi due anni di vita, a seconda del comportamento educativo di chi è il riferimento principale, si delinea anche la maggiore o minore possibilità di estendere l’ambito “sicurezza” ad un gruppo invece che ad un individuo. “

Le posizioni degli studiosi su questo problema divergono notevolmente.

Bowlby (1969) ritiene che, nella genesi dell’attaccamento, assume grande importanza la prossemica cioè ‘la ricerca attiva della minor distanza fisica possibile tra se e la fonte del proprio conforto. In altri termini i comportamenti del bambino e della madre hanno come obiettivo quello di restare fisicamente vicini. Mussen, Conger e Kagan, pensano, invece,che ‘l’attaccamento viene suscitato non dalla percezione della distanza fisica ma dallo stress, qualsiasi ne sia la causa. Normalmente il bambino tende sempre più ad allargare il suo campo di esplorazione se l’ambiente lo rende sicuro e torna ad “attaccarsi ” alla madre solo quando questa sicurezza viene meno o avverte una situazione di supposto o reale “pericolo.
Quest’ultima tesi sembra convincerci soprattutto per la constatazione che “il bambino, dal sesto mese in poi, stabilisce in se un’idea di “protezione” non relativa ad una sola figura (la madre) ma, più in generale, alla figura di tutti gli adulti che si prendono cura di lui (oggetti di attaccamento) in modo da differenziarli dagli estranei.
Entro i primi 6-8 mesi il bambino costruisce schemi relativi agli oggetti ed alle persone familiari e diviene suscettibile alla paura quando si trova in situazioni differenti da questi schemi.
Si è osservato,inoltre, che stimolando il bambino con altri volti che siano diversi da quello materno l’ansia da estranei tende ad attenuarsi. Se un bambino viene abituato a ricevere sicurezza da “adulti conosciuti” e non solo dalla madre, avrà sicuramente meno problemi al momento dell’eventuale “scomparsa” della figura materna.

Le osservazioni precedenti trovano ulteriore conferma nella genesi della cosiddetta “angoscia da separazione” (il pianto del bambino “quando non vede più sua madre, anche se per breve tempo o addirittura se è semplicemente dietro una porta”). Questa angoscia, infatti si manifesta non in relazione “alla scomparsa “in se” ma alla maggiore o minore familiarità dell’ambiente in cui avviene la “scomparsa”. Ad esempio, il bambino non piange se vede la madre “sparire” dietro la porta del bagno (dove è abituato a vederla dirigersi spesso e dal quale la vede regolarmente tornare) ma piange se tale scomparsa avviene, nella stessa casa ma in una stanza dove non è abituato a vederla andare di frequente.”
Naturalmente l’ansia si attenua con la ripetizione degli “eventi scomparsa” con successive “ricomparse”, in situazioni differenti ed in diversi ambienti. In questa ottica, quanto più alto è il numero di esperienze di questo genere tanto più tardi può insorgere l’ansia da separazione fino “al limite (circa 24 mesi) oltre il quale non si manifesta del tutto.

Alla situazione di disagio di solito il bambino reagisce col pianto che dipende essenzialmente dal “ livello di “comprensione” della situazione”. “L’età in cui il bambino” riesce a stabilire “la differenza “mamma-si” e “mamma-no” si colloca intorno agli 8-10 mesi” e che “la durata del pianto” dipende prevalentemente “dalla capacità di cogliere il carattere temporaneo e non definitivo del distacco”.
In altre parole “non è la scomparsa in se che genera il pianto ma l’impossibilità di darsi una risposta sul “quando torna”.
L’angoscia determinata dalla separazione non dipende dall’intensità del rapporto che il bambino stringe con la madre ma è piuttosto riferibile alla sicurezza che egli riceve anche dal contatto con tutte le figure anche sostitutive di quella materna (padre, nonni, zii, ecc.).
In pratica, secondo Spelke e Kagan, “l’ansia da separazione è collegata più col livello di sviluppo cognitivo del bambino (le esperienze) che con la forza del legame contratto con le persone di riferimento. “
Ma vi è di più. Osservazioni sperimentali hanno mostrato “che la percentuale di bambini che manifestano ansia da separazione con il pianto è il 50-60% del totale” indipendentemente dal tipo di contatto che essi hanno con la madre. Ciò chiama in causa un altro elemento: il temperamento del singolo bambino, Nella genesi dell’ansia si possono dunque individuare tre fattori essenziali:
1) la capacità del bambino di comprendere la situazione;
2) il temperamento del singolo bambino;
3) la maggiore o minore capacità di darsi risposte e spiegazioni.

Sul primo e terzo elemento ha grande importanza l’esperienza, cioè “l’abitudine a vivere determinate situazioni nelle quali il bambino impara a distinguere una sequenza più o meno regolare di eventi”.
Questo processo può ottenere risultati positivi solo se, nell’assenza dei genitori, si prendono cura del piccolo figure di riferimento, intercambiabili tra loro, ma che facciano comunque parte del suo mondo affettivo, e il bambino si trovi in ambienti a lui familiari.

Alcuni autori (Suomi, Harlow, Rheingold, Moss, Robson) hanno notato che allorquando il bambino viene precocemente integrato in un ambiente allargato e sta con piacere insieme a chi si prende cura di lui più prontamente si realizza un processo di generalizzazione della figura rassicurante “per cu il piccolo riesce a reagire positivamente anche ad altri volti umani estranei al gruppo di riferimento”.
Ne consegue che una madre che abitua il figlio “all’intercambiabilità delle figure di riferimento ed alla reversibilità costante della sua assenza”, contribuisce notevolmente “alla maturazione dei processi cognitivi, logici ed affettivi del bambino.”

Gli effetti della separazione dalle persone care ha spinto numerosi ricercatori a studiare la genesi di tale istinto . Per Bowlby il distacco può essere estremamente doloroso e lasciare profonde tracce se non è compensato dall’affidamento a figure note al bambino ed inserite nel suo mondo affettivo. Allo stesso modo Kagan ha notato come siano importanti nel “temporaneo abbandono” da parte della madre altre figure di riferimento fisse che si prendano cura di lui e le rassicurazioni da parte della madre, prima del distacco e al termine di esso.
Un altro approccio al problema è quello di Mahler e McDevitt. Essi sostengono che il manifestarsi dell’ansia indica che il bambino “ha raggiunto il concetto dell’”altro da se”. Si tratta di un processo che va dai 5 mesi ai tre anni d’età nel quale il bambino, gradualmente giunge a riconoscersi come un individuo a se stante (individuazione).
In questo senso, col passare del tempo, “il concetto di “madre” … non è legato necessariamente ad una persona in particolare ma riveste più un significato “universale” di protezione e di sicurezza”. Secondo Piaget si sviluppa in tal modo una idea di “madre” che può essere separata fisicamente dal bambino ma che è sempre radicata nella sua mente. Questo processo determina una situazione di “persistenza dell’oggetto” cioè una fase evolutiva nella quale assume grande importanza non solo la presenza fisica della madre ma un “contesto materno”, cioè buono, rassicurante.
A questo punto l’autore trae una sintetica conclusione della sua ricerca. Egli afferma che più o meno intorno all’anno, il bambino tende ad esplorare il proprio habitat e quindi ad allontanarsi dal corpo materno ‘per acquisire una indipendenza da esso che è solo fisica e non tocca per nulla il livello affettivo. I legami che uniscono madre e figlio sono talmente intensi che difficilmente possono essere sciolti. Il bambino impara in questo periodo ‘ la “non irreversibilità” dell’assenza materna. Egli vede scomparire (anche per pochi secondi) la persona fonte di protezione (la mamma) e prova disagio. Successivamente, però, con ripetute esperienze egli impara, ‘che pur non vedendola la mamma c’è e, prima o poi, torna ’. In questo modo egli compie alcune semplici operazioni mentali che aumentano le sue capacità di proiezione degli eventi e delle persone nel futuro. Soprattutto riesce a concludere la sequenza circolare presenza- assenza- ritorno. Winnicott (con altri) ha dimostrato che sia nel caso di distacco effettivo che di presenza costante il bambino risente di questa fase che viene definita “fase dell’’. E’ una fase importante che viene attraversata sia dai bambini che non si separano mai dalla mamma, sia da quelli che, talvolta, se ne distaccano. Ad esempio, l’andare a letto è anch’esso un distacco che provoca come conseguenza la paura notturna (pavor nocturnus fisiologico).

Per concludere possiamo, quindi, affermare che le esperienze di distacco aiutano il bambino in quanto lo abituano a convivere con altre situazioni, a trovare altre figure di riferimento, ad “adattarsi” alle situazioni (ad esempio se il bambino non ha familiarità con i nonni non starà volentieri con loro, mentre avverrà il contrario se essi sono inclusi nel suo “complesso” di affetti.
L’obiettivo che i genitori dovranno porsi è quello di sviluppare un attaccamento che investe tutto un ambiente in quanto “la sensazione confortevole di non essere soli si ha quando nasce nel “sè” il sentimento di “appartenere” ad un gruppo, non quando si ha contatto stretto con una sola persona”.
Per questo è importante stimolare nel bambino l’amore per le proprie radici: dapprima i genitori ed i parenti, poi l’ambito degli amici, poi la società, la nazione, la propria cultura, ecc.
Ogni decisione sui tempi e sui modi va presa ovviamente caso per caso ma è prevedibile che il processo sarà più rapido e sicuro se i bambini sono sereni in compagnia di altre persone (anche in assenza della mamma), poiché hanno avuto queste esperienze di relazione positive con altri, fin dai primissimi mesi di vita. Spesso sono i “genitori ad essere “attaccati” ai figli e la vera ansia da separazione attanaglia loro non i bambini”.

a cura del dott. Paolo Mancino
Psicologo

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