medico_e_paziente“Ho guardato su internet e che quello che ho si cura con questo e quest’altro. Vero, Dottore?”

La frase ormai ricorre nei primi cinque minuti della visita nel 60% dei casi.

L’informazione è un sacrosanto diritto e il paziente lo esercita in tutta
onestà.

Il meccanismo innescato dalle informazioni prese in rete assomiglia a
quello del copia-incolla : vedo questo, lo applico a me e vado alla conclusione più velocemente possibile.

Poi, però, siccome il farmacista non mi vende i medicinali senza ricetta ( perlomeno alcuni, speriamo) allora vado dal medico di base il quale è notoriamente obbligato a darmeli sennò lo cambio fino a quando non sono contento e soddisfatto.

La visita dura così molto più tempo perché le informazioni mediche in rete, lo conferma un allarme lanciato dai medici americani, sono complete solo in pochi casi e orientate commercialmente nella maggior parte.

Naturalmente non esiste un organo di controllo.

Tale approccio genera immancabilmente la necessità di esaminare con attenzione quanto sospettato dal paziente e, salvo casi di concordanza che sono purtroppo rari, smontare le errate convinzioni e reindirizzarle sulla corretta via.

Il tutto sembra una comica di altri tempi in quanto si ribalta il concetto del “ ti curo perché io so” al “ti curerai correttamente ammesso e non concesso di riuscire a convincerti che ne so più di te” , evento che necessita, come minimo, di tempo per avverarsi.

Il fenomeno di assunzione acritica delle informazioni assomiglia micidialmente a quando , negli anni sessanta, giravano frasi del tipo “ lo ha detto la televisione, allora è vero”.

Le scenette che si realizzano negli ambulatori assomigliano alla commedia dell’arte in cui gli attori recitano a soggetto diventando spesso esilaranti, a volte patetici, in un teatrino che purtroppo è la vita reale.

“ Sa, Dottore, ho il varicocele ma ho visto su internet che le percentuali di successo dell’intervento in termini di gravidanza sono molto diverse, allora vorrei sapere se il grado di varicocele correlato alla tecnica chirurgica che, come sa, sono almeno tre diverse, modifica le probabilità di gravidanza entro i primi due anni dall’intervento sempre tenendo presente che partiamo da un dato dello spermiogramma di 4 milioni di spermatozoi”.
In un caso come questo ci vuole un’ora a far capire al paziente che l’end point ( ovvero la gravidanza) è concettualmente sbagliato applicarlo al singolo poiché la fertilità è un fatto che riguarda la coppia.
Mezzora ci vuole a far lezione di statistica applicata e poi un’altra mezzora a rifare i conti.

Altro paziente: “ Sa, Dottore, ho letto in rete che esiste una vitamina che aiuta ad raddrizzare il pene. Io ,da sempre, ho una leggerissima deviazione che però non dà fastidio nei rapporti né a me né alla mia compagna però, per un fatto estetico, la voglio provare per cui mi serve solo sapere quale è poi la compro tanto è senza ricetta”.
Altra mezz’ora a parlare dei rischi di ipervitaminosi, della impossibilità di raddrizzare il “torto” senza chirurgia ammesso e non concesso che la diagnosi fosse almeno verosimile il che non è detto.

Ancora: “Sa, Dottore, io sono convinto di avere il pene piccolo e ho letto su internet che c’è una pillola per ingrandirlo che però costa molti soldi. Non c’è per caso , che so, un integratore che fa la stessa cosa e costa poco o lo passa la mutua?”
In questo caso occorre fare una telefonata a casa per avvisare che faremo tardi a cena.
Allora, caro signore….

a cura del dott. Giulio Biagiotti
Andrologo

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