sesso_virtualeIl calo del desiderio nel maschio italiano, ma il fenomeno è trasversale a molti Paesi occidentali, è ormai una realtà consolidata e in dieci anni si è triplicato.

Evitano le braccia della partner che, sempre più, ha preso coscienza di poter fare confronti e dare voti e si rifugiano in quelle virtuali delle donne incontrate su internet dove possono scegliere e non sono giudicati.

Più che un semplice “porto sicuro” una vera e propria dipendenza sessuale compulsiva, la cybersexual addiction, tanto che dal Congresso della Federazione Europea di Sessuologia, è venuto l’invito ad inserire un modello clinico di intervento nei manuali ufficiali di riferimento come DSM-V e ICD-11 per gli addetti ai lavori.

Il sesso virtuale è diventata una vera malattia.

Finalmente il calo del desiderio maschile è stato confermato anche dalle cifre, non è più solo una “sensazione” raccolta da sessuologi, ginecologi e andrologi.

Uno studio tutto italiano, condotto dalla Cattedra di Psicologia dello sviluppo sessuale dell’Università di Roma “La Sapienza” ha preso in esame le cartelle cliniche di 402 pazienti, uomini e donne tra i 17 e i 70 anni, che si sono presentati all’Istituto chiedendo consigli su come superare le loro difficoltà sessuali.

Gli uomini lamentano, in primo luogo, un problema: la disfunzione erettile, sia i single (28,7%) che quelli con una partner stabile (37,7%).
E poi l’eiaculazione precoce, rispettivamente 14% e 22,5%.
Nei single, rispetto a quelli che vivono una relazione stabile, il problema assillante è quello dei problemi psicologici (17% contro 5%). Al contrario, gli uomini in coppia (14,5%) lamentano molto più dei single (5,3%) il calo del desiderio.

Per quanto riguarda le donne, quelle che vivono una relazione stabile hanno problemi a letto soprattutto per causa di fattori sessuali: vaginismo (22,7%) e mancanza di orgasmo ( 12,5%) e, in secondo luogo, per problemi psicologici e disordini del desiderio (12,5%).
Al contrario, le donne single hanno soprattutto problemi di relazione e psicologici (35,7%) e solo in minima parte si lamentano per difficoltà di carattere sessuale (5,4% vaginismo, 3,6% anorgasmia).
Minima la percentuale di donne single con disturbi del desiderio (1,8%). Finalmente parlano le cifre, parlano le cartelle cliniche.
E il quadro è decisamente preoccupante, confermato anche dai dati portati dalla studiosa Shere Hite secondo i quali una donna italiana su due non ritiene di fare abbastanza sesso.

a cura della Dott.ssa Elena Isola
Psicoterapeuta – Sessuologia Clinica

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