virus_hivLa telenovela brasiliana e la riuscita guerra di liberazione dai conigli australiani ha poco a che vedere con lo Human Papova di casa nostra dato che le verruche sono roba conosciuta da prima della scoperta dell’Australia.

E’ curioso, fino ad un certo punto, il fatto che generazioni di fattucchiere si siano cimentate nella cura delle stesse.

La Befana fa eccezione, ne ha da sempre una sul naso e se la tiene sennò non la riconoscono.

I rimedi più tramandati sono il latte dei fichi e l’aglio col grasso di rognone con cui trattare la parte ma trovano estimatori anche l’acqua delle melanzane , il sale grosso strofinato forte e gli impacchi di foglie di salice.
Quest’ultima, per la verità, sotto forma di aspirina, ha molte altre funzioni tra cui ingrassare i fabbricanti.
A proposito del sale grosso, la procedura prevede di metterlo, dopo, in una busta gialla e di sotterrarlo. Capisco sotterrarlo , è intuibile che non è riciclabile, ma perché nella busta gialla mi sfugge.
Suppongo inoltre, ma non ho dati diretti per confortare la tesi, che una macumba brasileira a morte per il virus sia altrettanto efficace.

I medici si dividono a tal proposito in due categorie: quelli che fanno finta di non sentire e quelli che si fanno grasse risate sui rimedi di questo tipo specie quando si legge di cose tipo lo scotch messo sopra la verruca che muore perché così non può respirare.
Sarà la colla, vai a sapere.
Un’altra invenzione data per “naturale” consiste nel bruciare la verruca con raggi “naturali” ovvero solari concentrati, un’ invenzione degna di Archimede, con una semplice lente di ingrandimento. La procedura consiste nel concentrare la luce sulla verruchetta smettendo quando il dolore diventa insopportabile. Durante l’assedio di Siracusa fu usato lo stesso metodo sui Romani bruciando gli assedianti oltre le loro verruche e le loro navi. Era il 212 avanti Cristo.
In realtà hanno ragione quasi tutti.

Per questo bisogna studiare e capire che differenza passa tra una verruca e un callo che a vederli sembrano fratello e sorella ma non sono manco parenti.
Il callo è un aumento degli ultimi strati della pelle che si crea per reazione ad uno stimolo irritativo continuato nel tempo, come il callo dello scrittore che veniva sul dito medio della mano con cui si scrive. Veniva, dicevo, perché ora si è spostato sui polsi poggiati vicino alla tastiera.
Il Callo non ha, come la verruca, un asse vascolare ovvero un’arteria e una vena che ne alimentano il tessuto. Il tutto si spiega per il fatto che il virus , una volta entrato nelle cellule, ne modifica la programmazione costringendole a costruire un sistema nel quale sia possibile figliare altri virus, tecnicamente detto replicare.
Per fare ciò il virus programma anche la circolazione sanguigna che, se viene tagliata da infiltrazioni tossiche all’aglio o alle melanzane trifolate, fa morire cellule e virus rimettendo tutto a posto.
L’alimentazione si può tagliare anche, forse più efficacemente, col calore o col freddo estremo , da qui l’uso dell’azoto liquido, della CO2 , del diatermocoagulatore e del Laser che validamente vengono usati al posto delle lenti ustorie magari dopo anestesia locale, giusto per non fare incavolare il verrucoso paziente.

Spesso accade anche che l’organismo ospite , ovvero quello del soggetto affetto dalle verruche, si senta un attimo meglio e in forze e produce da solo il veleno giusto per il virus, senza scomodare la fattucchiera. Tale capacità dell’organismo di reagire fu usata per primo da un certo Jenner per inventare i vaccini, un sistema assolutamente efficace per esempio sul Vaiolo e, giustamente, ancora ce ne ricordiamo . Arriviamo quindi alla saga dei vaccini per la quale dovrete attendere solo poco tempo. Rimanete sintonizzati.

Il vaccino, a beneficio di coloro cui la storia é sfuggita, si chiama così perché i vaccari e i bifolchi – oggi bifolco è un insulto ma al tempo erano onesti conduttori di buoi, gli autisti degli aratri – erano a contatto colle vacche.
Le vacche non prendevano il vaiolo come l’uomo ma una variante tutta speciale per loro con le piaghe e tutto il resto. A forza di andare a passeggio insieme vaccari e bifolchi finivano per entrare in contatto col virus delle vaccine. Jenner si accorse che i vaccari, a differenza dei cittadini, non prendevano il vaiolo umano.
Fece due ragionamenti e, rischiando la pelle sua e quella di qualcun altro, infettò apposta col vaiolo vaccino un povero cristo perfettamente sano. Dopo un po’ di tempo lo infettò anche col Vaiolo umano. Con sorpresa degli astanti il povero cristo sopravvisse al vaiolo senza neanche ammalarsi.
La fortuna aiuta gli audaci. Da allora la procedura si chiama vaccinazione per la gioia del genere umano e delle case farmaceutiche.
Ma cosa era successo? Nelle puntate precedenti, se siete stati attenti, avevamo detto che i virus sono delle sequenze di informazioni di DNA o RNA che, stando dentro una cellula, ne modificano il funzionamento. Quello che non vi ho detto è che il virus tiene anima e cappotto. L’anima è la parte fetente e il cappotto tiene caldo. Ora ipotizziamo che il cappotto del virus del vaiolo umano e di quello vaccino siano uguali mentre l’anima profondamente diversa.
Quella del vaiolo umano è cattiva e quella del vaiolo delle vacche buona. Dato che l’ospite, che siamo noi, si ricorda solo del cappotto ma non dell’anima ché non la vede, quando vede il cappotto del virus vaccino si organizza a menare e prepara veleno abbastanza da accopparlo sia li per lì che per dopo.
Dato che il virus vaccino ha l’anima buona noi sopravviviamo ma siamo pieni di difese che sono buone anche per quando ci pigliamo il vaiolo quello con l’anima fetente che prende botte da orbi e non ci fa più un baffo.

Nel caso del HPV , di recente è stato messo a punto un vaccino e sono state vaccinate un sacco di ragazzine intorno ai tredici anni.
Questo è stato possibile poiché pare che il virus Papova usi sempre lo stesso cappottino senza cambiarlo mai.
Se, col tempo decidesse di farselo nuovo bisognerà ricominciare
tutta la procedura daccapo perché il vaccino non serve più a niente. Del resto altri virus come quello dell’influenza cambiano cappotto due volte all’anno e ogni poco occorre ripreparare i vaccini e vaccinare tutti i vecchietti, i bambini e i medici, non si sa mai che si ammalano anche loro.

Ma allora perché ancora non si riesce ad avere un vaccino per l’AIDS?
Da recenti ricerche pare che il cappotto dell’HIV c’è ma non si vede e che, se se lo mette, appena uscito se lo cambia subito facendo dare di matto al sistema di difesa che non ci capisce più niente e si svacca diventando impotente.

Il problema è tutt’altro che piccolo date le dimensioni del fenomeno e per il fatto che mentre molti virus, come quello dell’influenza, è vero che sono trasformisti e difficili da acchiappare ma è anche vero che, salvo complicazioni, gran danni non ne fanno.
Quello dell’HIV è , come si sa, fetentissimo.
E adesso potete spegnere la radio.

a cura del dott.Biagiotti
Andrologo

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