mal_di_scuolaRicomincia la scuola e per qualche bambino ricominciano i problemi.

Anche dopo i primi anni di scuola in alcuni bambini e ragazzi il pensiero di andare a scuola si associa con la sofferenza.
Allora vedi i loro sguardi farsi attoniti e impauriti: si avvicina il giorno fatidico.
E ciò accade nonostante le continue rassicurazioni dei genitori.

Cosa fa si che questi bambini si comportino così ?

Perché, proprio dove sembra che tutto proceda per il meglio e senza apparenti problemi un bambino si ostina a non volere andare a scuola, a non volere separarsi dalla madre o – molto più raramente – dal padre?

Si tratta di quel disturbo che etichettiamo come fobia scolastica e che comporta una enorme difficoltà dal distacco dal genitore e una sofferenza indicibile già il pensarlo.

Sembra un capriccio ma l’espressione di autentico terrore che si ha modo di leggere sul volto del bambino o della bambina affetto da fobia scolastica mette seri dubbi sul carattere capriccioso di questo rifiuto.

Mi è capitato di occuparmi di Rosa l’anno scorso.

Una bambina di 8 anni che frequentava la quarta elementare e fin dall’inizio del suo ingresso a scuola si mostrava profondamente disturbata dalla scuola.
Tutti i santi giorni, ogni mattina urla strazianti laceravano l’aria inorridendo i bambini delle altre classi.
Gli stessi insegnanti si sentivano al limite della sopportazione.
Una grande aggressività investiva allora la piccola Rosa che non riusciva a fare a meno di quel comportamento.
La madre era allo stremo della sopportazione.
I genitori le avevano provate tutte, le buone e le cattive ma non erano riusciti a risolvere il problema.
La famiglia non presentava disturbi seri nell’organizzazione e nella comunicazione.
Rosa ha una sorellina di 5 anni e i rapporti tra loro non hanno del problematico.
Insomma, la famiglia appariva perfettamente normale.

In quel periodo la madre di Rosa fu inserita in un gruppo di 20 genitori che partecipavano al PON (Programma Operativo Nazionale).
I genitori venivano scelti in base alla problematicità dei figli.
Così la signora seguì anche i 10 incontri in gruppo di due ore ciascuno che conducevo ogni settimana.
Non si parlava dei singoli problemi ma il filo conduttore degli incontri riguardava, comunque, alcune questioni connesse con la comunicazione genitori-figli e, più in generale, l’orientamento verso una genitorialità consapevole.
La signora seguiva attentamente e apprendeva dalle mie riflessioni ma anche dalle esperienze raccontate e discusse nel gruppo.
Passò qualche mese dalla conclusione di quella bellissima esperienza che la signora mi telefonò per chiedermi di occuparmi della figlia.

Oggi la bambina ha superato il problema.
A distanza di un anno frequenta la scuola assiduamente e con soddisfazione sua, dei genitori e delle maestre.

Cosa è accaduto durante i tre mesi che ho seguito la bambina un’ora a settimana nel mio studio ?
Quale contributo alla guarigione della figlia ha dato la madre ?
Quanto è valso nella collaborazione della madre aver seguito un corso sulla genitorialità e sulla comunicazione in famiglia ?

Ebbene, ciascuna delle componenti è stata necessaria.
Ma, soprattutto, l’aver introiettato da parte della madre la consapevolezza che non si trattava assolutamente di un capriccio quello che assillava la bambina bensì una paura infondata ha avuto una importanza determinante.
La bambina diventava vittima di un meccanismo automatico che alimentava una reazione esasperata e incontrollabile di impotenza.
La signora aveva avuto modo anche di rendersi conto che questo processo che agiva contro la bambina e che le procurava tale forte disagio era di tipo inconscio.
Il tempo l’aveva reso automatico e aveva fortemente rinforzato il fenomeno e la paura sottostante.
Spesso si da a questo disturbo il nome alternativo di ansia da separazione.
Si tratterebbe quasi sempre di una dipendenza dalla madre.
Ma questa denominazione rende tutto più difficile; infatti è difficile spiegarsi perché non si verifica in altri ambiti che non sia quello scolastico.
Allora qualcuno l’ha denominato fobia scolastica.
Intanto, però, questa fobia non ha nulla di diverso dalle altre fobie. Ilfatto che interessa alcuni bambini e non altri è per la stessa ragione per cui in queste persone si registra una tendenza alle fobie, cioè alle paure ingiustificate.
Il punto di vista cognitivo le spiega sia come una “sensibilità d’organo”, cioè una predisposizione individuale che interessa le persone fortemente ansiose, sia come un comportamento il quale, sotto l’influenza dell’ambiente è diventato funzionalmente autonomo.

Per concludere questa breve riflessione vorrei chiamare gli insegnanti e i genitori a occuparsi di questa particolare fobia – e non solo di questa – con più attenzione e impegno anche perché, ammesso che queste manifestazioni fobiche andranno via con il tempo, il danno alla personalità del bambino rimane serio.

a cura del dott. Paolo Mancino
Psicologo

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