violenza domesticaPer violenza domestica si intende quella che “si compie all’ interno del rapporto di coppia, ha come caratteristica prevalente la violenza verbale e psicologica, ma non solo, frequenti sono le botte, le minacce e l’imposizione del rapporto sessuale”.

Quindi, qualsiasi comportamento all’interno della relazione di coppia che provochi danno fisico, psicologico o sessuale ai soggetti della relazione.

Quasi ogni giorno i mass media e i giornali ci parlano di un fenomeno socialmente molto significativo, quello della violenza contro le donne.

La casa, luogo che per alcune donne è sicuro e privo di pericoli, per altre è un luogo di paura e di dolore; un luogo dove si sviluppa quella che è la violenza domestica.

Per violenza domestica si intende quella che si realizza all’ interno della coppia e che ha come caratteristica prevalente la violenza verbale, psicologica e fisica con frequenti minacce e l’imposizione del rapporto sessuale.
Coloro i quali non sono implicati in tali relazioni si domandano spesso come una donna possa sopportare tali dinamiche, come possa continuare a rimanere accanto ad un uomo che la maltratta e che non ha considerazione di lei ma soprattutto come possa non considerare le ripercussioni sui propri figli di tali eventi; ci si domanda inoltre come un uomo che sostiene di amare la propria compagna di vita possa trattarla alla stregua di una schiava, senza alcun rispetto.

Fino ad alcuni anni fa si pensava che gli uomini violenti fossero coloro che avevano problemi di dipendenze come alcol, droga, gioco o che avessero patologie psichiatriche.

Oggi invece si è visto che coloro che maltrattano le donne sono uomini “per bene” che nel chiuso delle pareti domestiche si trasformano, con esplosioni di violenza incontrollata; per questi soggetti picchiare o maltrattare la moglie è legittimo e soprattutto è una faccenda privata in quanto la donna deve assoluta obbedienza al marito e in famiglia il proprio “potere” di maschio è autorizzato e senza limiti.

Il bisogno di controllo, di potere, di sottomissione della compagna generano nell’ uomo comportamenti di marito-padrone che cerca di sottomettere la moglie con una serie di violenze psicologiche e fisiche per ottenerne il controllo.

In tutta questa situazione le mogli spesso prima di metabolizzare gli eventi lasciano trascorrere moltissimo tempo legittimando i comportamenti del compagno, poiché pensano di aver sbagliato e che sia giusto essere punite, poiché pensano che rimanendo in tale situazione possono salvare la famiglia ed i figli, perché si sentono sole ed impotenti soprattutto se non lavorano e non sono autonome.

Alcune donne addirittura, nei rapporti discontinui in cui dopo il maltrattamento c’è la pace, si convincono che in uno di quei momenti di “piccola luna di miele” sia opportuno fare arrivare una gravidanza come segno di rinascita ed amore del rapporto.

Le varie violenze minano l’autostima, intaccano la capacità della donna di aver un controllo su se stessa; lei arriva a pensare che non può ribellarsi, che non può separarsi, a credere di non valere niente e quindi di dover subire.

A maggior ragione se ci sono figli piccoli; infatti per la donna i figli sono un forte deterrente a non prendere decisioni.
Quando sono piccoli, a maggior ragione la donna non se la sente di “togliere” loro il padre, e quindi si convince che sia meglio subire.

a cura della Dott.ssa Elena Isola
Psicoterapeuta – Sessuologia Clinica

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