ragazzo-al-pcLa mente umana funziona a schemi precostituiti.

La costruzione degli schemi passa attraverso l’educazione, sia essa scolastica, religiosa o familiare, e contribuisce, assieme all’esperienza, alla formazione di modelli di riferimento.

Tali modelli vengono utilizzati continuamente durante la vita di tutti i giorni come sistemi di confronto cui ispirarsi nell’ottenimento di un risultato o per formare un’opinione sulla congruità di un evento.

In assenza del fattore “ esperienza” che per definizione non è trasmissibile ma solo raccontabile si assiste, specialmente in ambito sessuale, ad una serie di eventi che meritano di essere descritti.

Come montagne di letteratura insegnano, ad un certo punto della vita maschile che corrisponde alla pubertà, le tempeste ormonali sono alla base delle pulsioni sessuali le quali hanno bisogno di un indirizzo.

Qui comincia la prima fase della ricerca cui l’educazione sessuale dovrebbe dare una risposta.

Risposte che difficilmente vengono dalla famiglia o dalla scuola o dalle chiacchiere con gli amici come avveniva in passato.

Dalla nascita della rete internet tutto è diventato passato remoto.

Avendo il giovane più dimestichezza con le tastiere che con la comunicazione col prossimo non fa altro che usare un motore di ricerca e op-là si hanno tutte le risposte del mondo.

Peccato che il senso critico non ricorda al malcapitato che esistono le balle, oggetto che la mente spesso riesce a distinguere in una conversazione grazie all’esperienza.

Dato che nella fattispecie essa manca ecco che la ricerca di risposte si trasforma in una moscacieca priva di solidi riferimenti inerziali.

Dalla consultazione emerge che la comunicazione come valore aggiunto alla sessualità è un argomento segato alla nascita mentre la donna dovrebbe essere remissiva consenziente e godereccia anche in situazioni profondamente dolorose, penetrata, consenziente o no, da falli di rigidità perennemente marmorea fino all’ottenimento, ore dopo, di improbabili orgasmi plurimi con enormi quantità di sperma.

Il pene deve essere grosso poiché grande è potente e dominante.
Tali modelli vengono immediatamente presi per riferimento già a livello di autoerotismo.

Peccato che all’ “atto” pratico, specie le prime volte, la realizzazione si scontri con la fisiologia e con dotazioni normali per grandezza e resistenza.

Il paradosso che si crea tra modelli fasulli presi per buoni e realtà è alla base di feroci autocritiche che sfociano quasi immancabilmente in situazione di depressione reattiva e di dismorfofobia ( ossessione di avere organi non all’altezza del compito che ci si aspetta).
Tali situazioni posso essere superate solo con una informazione adeguata che viene raggiunta solo in seconda istanza e confrontata con la prima.
Spesso, dato che la prima è più accettabile dall’immaginario rispetto alla aurea mediocrità, la seconda viene rifiutata.

Interrompere il circolo vizioso diviene allora ancora più difficile e si ingenera una situazione di ansia della prestazione che tende a peggiorare di episodio in episodio.

L’uscita da questa situazione orrenda per il giovane genere umano maschile potrebbe essere fatta solo dando una regolata all’informazione in rete, faccenda, da quello che è dato vedere, materialmente impossibile .

Ecco la fabbrica degli ipocondriaci.

a cura del Dott. Giulio Biagiotti
Andrologo

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