amniocentesiDal ministero della salute arriva una frenata alla pratica dell’amniocentesi, indagine che fino ad oggi consigliata, pagata dal servizio sanitario nazionale, alle donne sopra i 35 anni, considerate primipare a rischio. No anche alla villocentesi.

Sono infatti state redatte delle nuove linee guida sulla gravidanza fisiologica da un gruppo multidisciplinare di professionisti coordinati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria (Ceveas) su mandato del ministero della Salute.

E sulla base di queste linee guida si offre l’amniocentesi e la villocentesi alle donne di tutte le età (e non più dai 35 anni in su) ma se positive al test combinato per la sindrome di Down (Tritest).

Per le altre rimane solo la possibilità di recarsi in centri privati e pagare i relativi esami.

Ricordiamo che l’amniocentesi consiste in un prelievo di liquido amniotico, che si esegue dopo la sedicesima settimana di gestazione per via transaddominale, sotto controllo ecografico continuo, con un rischio di aborto dell’1%. Mentre la villocentesi consiste in un prelievo dalla placenta, che si esegue dopo la decima settimana di gestazione per via transaddominale, sotto controllo ecografico continuo e che comporta ugualmente un rischio di aborto dell’1%.

Con la nuova procedura si vuole introdurre una diversa pratica clinica per individuare le donne a rischio, facendo dell’amniocentesi e villocentesi delle indagini di secondo livello: stabilire prima, con il test combinato, chi è a rischio, consentirà di ridurre il numero di interventi diagnostici invasivi e dei nati con sindrome di Down.

a cura di Imma Manna

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