peste nera

Protagonista di una delle più catastrofiche malattie della storia, che ha decimato popolazioni di tutto il mondo antico, questo batterio è stato di recente identificato col nome di Yersinia Pestis, il quale nel medioevo, esattamente intorno al 1300, avrebbe causato la morte di 40 milioni di persone.

A sollevare la questione, gli studiosi Johannes Kraus dell’università tedesca di Tubinga e Kirsten Bos dell’Università di Mcmaster nell’Ontario (USA), i quali hanno provato a riprodurre il gene del batterio ricostruendolo dal DNA appartenente agli scheletri di alcuni uomini morti per causa della peste nera, che sono attualmente collocati nel cimitero di East Smithfield a Londra. Il “nuovo” batterio sarebbe di fatti molto simile a quello storico, ma differente in alcuni punti; un genoma, altro non è che un unico cromosoma lungo 4,6 milioni di nucleotidi e 3 milioni di plasmidi. In questo caso, a fare una differenza, se pur piccolissima sono i nucleotidi, dei quali 97 sarebbero alterati, cambiando anche la conformazione genetica del batterio e la sua conseguente azione.

C’è da aggiungere, che la malattia in questione, fu alimentata dalle condizioni sociali, climatiche e di salute del tempo. Carestie, guerre in corso, fattori climatici, furono tutte cause determinanti per il rapido avanzare della piaga, all’epoca. Attualmente, spiegano gli studiosi, il batterio incotrerebbe difficoltà nel diffondersi, non solo per la presenza dei nuovi antibiotici, ma anche per le condizioni generali di igiene e salute ormai imperanti nel mondo odierno.

A cura di Benedetta Mancusi

 

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