cellulare_bambiniCellulari si, cellulari no. Ritorna, dopo l’inchiesta mandata in onda dalla trasmissione Report, il tema della pericolosità dei telefoni cellulari. L’inchiesta dei giornalisti di Rai3 ha puntato l’attenzione sui due studi sul Dna che accusano i telefoni cellulari di favorire l’insorgenza del cancro.

Nel 1993, infatti, il dott. Henry Lay dell’Università di Seattle fu il primo ad associare l’esposizione alle onde magnetiche generate da dispositivi senza fili all’interruzione del Dna e quindi al rischio di tumore. Lo stesso risultato è stato confermato anni dopo da Jerry Phillips.

Al contrario, una ricerca che sta per essere pubblicata sul British Medical Journal da un gruppo di scienziati dell’Istituto di epidemiologia oncologica di Copenaghen smentisce ogni tipo di preoccupazione annunciando l’innocuità dei telefonini.

Paolo Vecchia, un esperto della materia, spiega: “prima di tutto occorre chiarire che i telefonini non emettono radiazioni ionizzanti come quelle usate per le radiografie, capaci di provocare mutazioni del DNA, ma solo onde radio con frequenze vicine a quella utilizzata dai forni a microonde. E non è mai stato dimostrato che questo tipo di onde induca nelle cellule e nei tessuti trasformazioni pericolose”.

Nel partito degli scettici si arruola anche John Boice, direttore dell’International Epidemiology Institute di Rockville e docente della Vanderbilt University School of Medicine: “nel 2009 più di 5 miliardi di persone nel mondo facevano uso di un cellulare. Se il suo utilizzo potesse favorire in qualche modo lo sviluppo del cancro, dopo vent’anni o più che questo oggetto è diventato di uso comune, almeno nei paesi più ricchi, dovremmo cominciare a registrare un aumento sensibile dei casi di tumore al cervello. Un aumento che per fortuna non è stato osservato, neppure tra gli adolescenti che in teoria potrebbero essere più vulnerabili, soprattutto se hanno cominciato a usare l’apparecchio fin da piccoli”.

A cura di Silveria Conte

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