protesi seno Il Ministero della Salute invita ad evitare allarmismi, ma le donne che nostro Paese che hanno subito interventi di mastoplastica additiva con protesi francesi a rischio sono più di 4.000.

Il Sistema sanitario nazionale paghera’ per gli interventi di espianto delle protesi al seno francesi Pip (Poly Implant Prothese), ma solo in casi specifici e in presenza di precise indicazioni clinico-mediche, ad esempio se si verificasse la rottura della protesi. Le donne inoltre che abbiano subito un impianto Pip sono invitate a contattare il proprio chirurgo, o ad informarsi presso la struttura nella quale hanno eseguito l’intervento circa il tipo di protesi che è stata utilizzata. Allo stesso modo, si chiede ai centri dove sono stati eseguiti gli impianti di contattare le pazienti interessate.

Le Pip sono finite sotto accusa in Francia nel marzo 2010, con il conseguente stop alla produzione iniziata nel 2001, poiche’ composte da materiali non corrispondenti agli standard e per questo sono state ritirate dal mercato italiano dal 2010. Non ci sono prove di maggiore rischio di cancerogenicità per queste protesi, anche se è stata evidenziata una maggiore possibilità di rottura e infiammazioni”. In Italia  dal 2005 ad oggi si registrano 24 casi di rottura di protesi Pip.

Il vero problema è però riuscire a risalire a tutte le donne con tale impianto. Essendo le Pip protesi ‘a basso costo’, come rilevato dal chirurgo plastico dell’Universita’ La Sapienza di Roma Giulio Basoccu, é inoltre ”probabile che siano state utilizzate per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche”.

A cura di Silveria Conte

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