anziano-alzheimerPer ora gli studi si sono svolti solo sui topi, ma la ricerca condotta da neuroscienziati della Case Western Reserve University School of Medicine e pubblicata sulla rivista Science, promette bene per i malati del morbo di Alzheimer.

Un farmaco antitumorale, il bexarotene, ha infatti invertito i segni di questa malattia facendo invertire rapidamente i deficit patologici cognitivi e di memoria causati dagli aggregati di proteina beta amiloide. Entro sei ore dalla somministrazione del bexarotene i livelli di amiloide solubile erano già diminuiti del 25% e l’effetto è durato fino a tre giorni.

Il ricercatore Gary Landreth, professore di neuroscienze e autore senior dello studio, ha detto che “questo è uno studio particolarmente interessante e gratificante per la nuova scienza che abbiamo scoperto il potenziale e la promessa di una terapia per l’Alzheimer”.

Lo studio è ancora in una fase iniziale e prima che diventi un vero e proprio trattamento occorre testarlo sugli esseri umani. Visto però che si tratta di un principio attivo presente in un farmaco già utilizzato per le terapie antitumorali il processo dovrebbe essere più veloce del solito.

A cura di Silveria Conte

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