currySembre che la curcumina, una componente attiva della curcuma, presente nel curry, contribuisca a rallentare la progressione del cancro alla prostata. Questo dato emerge dalla ricerca condotta dai ricercatori del “Jefferson Kimmel Cancer Center”, guidati da Karen Knudsen.

Dopo aver effettuato alcuni test gli scienziati hanno osservato che la spezia è in grado di bloccare due recettori proteici, p300 e CPB, che favoriscono la diffusione del tumore, consentendo al carcinoma di resistere alla terapia. Dai test di laboratorio è infatti emerso che, inibendo i recettori, il curry ha impedito l’espansione della malattia e al contempo ha indebolito le cellule intatte.

«Questo studio pone le basi per un ulteriore sviluppo della curcumina come un nuovo agente per indirizzare il segnale del recettore degli androgeni – ha spiegato Knudsen – Essa ha anche implicazioni che trascendono il cancro alla prostata dal p300 e CBP e che sono importanti in altre neoplasie maligne, come il cancro al seno. Nel caso dei tumori in cui queste svolgono una funzione importante, la curcumina potrebbe rivelarsi un promettente agente terapeutico».

A cura di Silveria Conte

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