nutellaAccusata di pubblicità ingannevole. E’ successo alla Ferrero in Usa, e proprio per il suo prodotto di punta: la Nutella.

Tutto è nato dalla battaglia nutrizionista condotta dalle mamme americane, che giudicavano inappropriati i termini «nutriente» e «salutare» utilizzati nella campagna pubblicitaria. Il giudice ha deciso che chiunque dimostri di aver acquistato un barattolo di Nutella negli Stati Uniti tra l’1 gennaio 2008 e il 3 febbraio 2012 può presentare denuncia fino al prossimo 5 luglio e avrà diritto a 4 dollari per ogni confezione comprata (i clienti di Nutella però potranno essere risarciti al massimo per l’acquisto di 5 barattoli).

La sentenza è l’ultimo atto di una battaglia iniziata nel febbraio del 2011 da Athena Hohenberg, una mamma di San Diego che al tempo dichiarò di aver deciso di dare da mangiare alla figlia di 4 anni la crema al cioccolato dopo aver visto in tv la pubblicità incriminata. La donna ha però scoperto che la famosa cioccolata conteneva «pericolosi livelli di grassi saturi» e non era affatto salutare, anzi due soli cucchiai contenevano circa 200 calorie, di cui la metà era composta da grassi.

Da queste considerazioni alla class action il passo è stato breve. Dopo la sentenza di condanna, la filiale americana della Ferrero, ha accettato di cambiare la sua campagna marketing negli Usa e di modificare l’etichetta presente sulla confezione dove saranno specificati i livelli di grassi e di zuccheri contenuti nel prodotto.

“L’utilizzo di Nutella a prima colazione con pane, latte e frutta nelle quantita’ suggerite – specifica però l’azienda – rimane un utilizzo raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata e gustosa, che come dice la pubblicita’, fa piu’ buona la vita“.

A cura di Silveria Conte

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