defribillatoreDopo l’ultimo episodio di morti in campo, come quello del calciatore Piermario Morosini, è intervenuto Fabio Pigozzi, presidente della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport, per dettare alcune regole fondamentali da seguire sui campi da gioco, e sopratutto sullo screening non solo per gli atleti.

“Lo screening cui vengono sottoposti ogni anno i sei milioni di italiani che praticano attività sportiva permette di individuare condizioni patologiche potenzialmente pericolose anche nella vita quotidiana”. Per svolgere un’attività sportiva è necessario un certificato rilasciato dal proprio medico di famiglia, mentre per chi intende affrontare attività di tipo agonistico, l’aspirante atleta “deve sottoporsi a una visita da parte di uno specialista in medicina dello sport, che approfondisce i controlli con altri esami, tra cui un elettrocardiogramma a riposo e un altro eseguito dopo che l’atleta è rapidamente salito e sceso da un gradino per alcuni minuti. È evidente che questa prova non ha la stessa capacità diagnostica di un vero e proprio test da sforzo, ma semplicità e basso costo lo rendono adatto a un programma di screening che non sarebbe fattibile con strumenti più sofisticati”, precisa Pigozzi.

Secondo le statistiche, una persona su cento non ottiene l’idoneità alla pratica sportiva, nella maggior parte dei casi proprio per problemi al cuore. Fondamentale dunque è anche in questo campo la prevenzione. A sottolinearne l’importanza in questo ambito è il prof. Gaetano Thiene, docente di Patologia cardiovascolare presso l’Università di Padova: “dal 1979, prima dell’introduzione dell’obbligo dei controlli, al 2004, in Veneto l’incidenza di morte improvvisa tra i giovani atleti è calata quasi del 90%, mentre nello stesso periodo la frequenza di questi eventi tra i ragazzi che non praticavano sport non si è modificata. Bisogna anche formare i medici perché imparino a riconoscere le situazioni a rischio, e indirizzino così gli atleti a ulteriori controlli: prima l’ecocardiografia e poi, se occorre, la risonanza magnetica — aggiunge Thiene —. Anche le società e le organizzazioni sportive dovrebbero contribuire a finanziare questa ricerca, per la quale sarebbe fondamentale l’istituzione di un Registro a livello nazionale”.

A cura di Silveria Conte

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