medico di baseNon basterà più parlare al telefono col paziente, visitato qualche giorno prima, e farsi riferire i sintomi per prorogare il certificato di malattia. Il medico di base deve visitare comunque il suo assistito.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha condannato un medico di famiglia di Milano con l’accusa di aver compilato un falso certificato medico con cui prorogava la prognosi di decorso di una malattia di una sua paziente.

A nulla è valsa la difesa del medico, che ha dichiarato di aver visitato la donna solo 4 giorni prima, secondo i Supremi giudici “non e’ consentito al sanitario effettuare valutazioni o prescrizioni semplicemente sulla base di dichiarazioni effettuate per telefono dai suoi assistiti”.

Insieme al medico e’ stata condannata anche la sua assistita, colpevole di aver fatto uso della falsa certificazione per giustificare la sua assenza dal lavoro.

Ma i medici non ci stanno, poichè occorre fare una distinzione tra patologia e patologia: ”Se si trattasse ad esempio di una lombosciatalgia, il medico che non visita dopo 4 giorni il paziente visto qualche giorno prima, e gli proroga il certificato di malattia sulla base di sintomi solo riferiti, sbaglia. Ma in altri casi, come la cefalea, alcune sindromi vertiginose o un’astenia profonda, la diagnosi puo’ essere formulata solo su base anamnestica, cioe’ parlando con il paziente. E questo vale sia al primo accertamento, che anche alla conferma e proroga della malattia”.

A cura di Silveria Conte

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