menopausaDieci anni fa 16 mila americane fra i 50 e i 79 anni furono arruolate per capire gli effetti della terapia ormonale sostitutiva (Tos) a base di estrogeni e progestinici, nel 2002, però, dopo poco più di 5 anni, l’indagine fu sospesa perché fra le donne sottoposte a Tos si erano verificati molti più casi di malattie cardiovascolari, embolie polmonari e tumore al seno rispetto alla media. I ricercatori conclusero che i rischi degli ormoni superavano i benefici. 

Oggi però, l’International Menopause Society, proprio in occasione del decennale, ha pubblicato le linee guida sull’impiego degli ormoni, ponendo fine al dibattito che si era scatenato negli anni. Secondo l’International Menopause Society nell’ambito di quello studio erano state date dosi molto alte di estrogeni e, soprattutto, a donne che avevano in media più di 60 anni, quando di solito i sintomi della menopausa sono finiti da un pezzo e difficilmente si comincia una Tos.

Come spesso accade, dunque, la verità sta nel mezzo: gli ormoni sono utili solo alle donne che hanno sintomi e vanno dati al più basso dosaggio e per il minor tempo possibile. «Le vampate sono un fenomeno vasomotorio: chi ne ha molte è più vulnerabile alla carenza di estrogeni e quindi ha maggior rischio di conseguenze, come eventi cardiovascolari o fratture. Dare una Tos a queste donne consente di migliorare la qualità di vita e diminuire l’impatto di fattori di pericolo come pressione alta, colesterolo, trigliceridi e resistenza all’insulina — interviene Rossella Nappi, docente della sezione di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Pavia e membro del consiglio direttivo della International Menopause Society —. Anche il tumore al seno non deve fare paura, perché gli ormoni non lo provocano, semmai favoriscono la crescita di forme ormono-sensibili già presenti che, peraltro, sono quelle da cui si guarisce in quasi il 95% dei casi».

«Se una donna non ha sintomi non si deve prescrivere una Tos: in questi casi si possono affrontare in altro modo i problemi legati alla menopausa, ad esempio dando vitamina D e calcio per proteggere le ossa, o terapie locali per disturbi dell’apparato genito-urinario — osserva Vincenzo De Leo, segretario della Società Italiana per la Menopausa —. Se la terapia serve, bastano bassi dosaggi: la sensibilità agli ormoni dell’asse ipotalamo-ipofisario cambia con gli anni, dosi elevate di estrogeni non sono necessarie.

«Al 90% delle donne a cui serve una Tos basta una terapia di 12-18 mesi — riprende Gambacciani —. La selezione delle pazienti resta il cardine fondamentale, perché i benefici sul sistema cardiovascolare e la prevenzione dell’osteoporosi si hanno solo se ci sono i sintomi. Inoltre, occorre sempre valutare se vi siano controindicazioni all’uso: la Tos non va data a chi ha un tumore al seno o all’utero, a chi ha sofferto di trombosi, a chi ha un’insufficienza epatica e se c’è un sanguinamento vaginale di cui non si conosce la causa. Infine, la terapia va personalizzata anche nelle modalità di somministrazione: il cerotto, ad esempio, può essere la scelta più indicata per chi ha un maggior rischio di trombosi venosa perché non vi incide in maniera sostanziale».

A cura di Silveria Conte

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