aspirinaL’aspirina a basso dosaggio previene l’insorgenza del tumore al fegato in chi ha un’epatite virale cronica.

Per ora la ricerca ha coivolto solo cavie, ma essendo un «vecchio» farmaco la sperimentazione sull’uomo dovrebbe partire più velocemente del solito. Anche perché la ricaduta pratica riguarderebbe circa 600 milioni di malati al mondo, ossia tutti coloro che sono affetti da epatiti croniche B e C (si parla del 10% della popolazione mondiale).

Per sette su dieci di loro è il cancro al fegato la conseguenza più temibile del lavorio di quei virus. Cancro che causa circa un milione di morti all’anno di morti. Prevenirne l’insorgenza è quindi molto importante.

Ed ecco l’interesse per la scoperta fatta da un’équipe di ricercatori del San Raffaele di Milano e che potrebbe rapidamente diventare la nuova strategia di prevenzione. In più a basso costo.

«È un concetto innovativo che identifica le piastrine al centro di questa malattia molto complessa — spiega Luca Guidotti, responsabile dell’Immunopatologia del San Raffaele —. Il fatto poi che l’aspirina e il clopidogrel sono farmaci generici già approvati per il trattamento di disordini trombotici nell’uomo accelererà l’approvazione di studi clinici su pazienti cronicamente infetti da Hbv o Hcv».

A cura di Silveria Conte

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