anzianeNon solo le donne vivono in media 5-6 anni più degli uomini, avvantaggiate, secondo alcuni, da fattori ormonali, sociologici e culturali. La situazione si ripete infatti per tutte le specie animali, dai felini ai cetacei. E’ per questo che gli scienziati hanno ipotizzato che il segreto, più che nello stile di vita, stia nei geni.

Secondo i ricercatori della Monash University, in particolare nel Dna mitocondriale, la centralina che converte le molecole di cibo in energia: questo Dna, infatti, a differenza di quello normale, si eredita unicamente per via femminile, cioè dalla madre ai figli di entrambi i sessi. Ma trasmette le caratteristiche dell’invecchiamento esclusivamente ai maschi.

“Curiosamente – spiega il ricercatore Damian Dowling  – queste mutazioni non hanno effetti sui modelli di invecchiamento delle femmine. Esse riguardano solo i maschi. Tutti gli animali possiedono mitocondri, e la tendenza delle femmine a sopravvivere agli uomini è comune a molte specie diverse. I nostri risultati suggeriscono che queste mutazioni mitocondriali causino un invecchiamento più veloce nel genere maschile di tutto il regno animale.”

La maledizione della madre“, così è stato ribattezzato il fenomeno, è stata studiata dagli anglo-australiani prendendo il Dna mitocondriale del moscerino della frutta, usato per le ricerche di genetica nei laboratori di tutto il mondo. Dall’analisi è risultato che le mutazioni dannose tendono ad accumularsi nei mitocondri sempre a danno del sesso maschile perché, mentre il Dna del nucleo delle cellule viene ereditato al 50% dalla madre e al 50% dal padre, quello mitocondriale si eredita solo per via materna.

“Il che significa – spiega Dowling – che il processo di controllo esercitato dall’evoluzione, ovvero la selezione naturale, verifica la qualità dei geni mitocondriali solo nelle madri. E se compare una mutazione che danneggia i padri e non le madri, questa scivolerà sotto l’occhio della selezione naturale passando inosservata. Dopo migliaia di generazioni, molte mutazioni come questa si accumuleranno, andando a danneggiare solo i maschi e risparmiando le femmine”.

Il prossimo obiettivo degli scienziati sarà dunque scoprire quali meccanismi genetici possano essere messi in atto per annullare gli effetti negativi di queste mutazioni.

A cura di Silveria Conte

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