Preferire la pancetta ai broccoli può essere questione di geni. A provare ciò sono stati due studi presentati alla conferenza annuale dell’European Society of Human Genetics da Nicola Piratsu e Antonietta Robino, ricercatori dell’Università e dell’IRCCS Burlo Garofalo di Trieste. Il primo ha  analizzato il genoma umano alla ricerca delle basi genetiche della preferenza verso alcuni cibi come i carciofi, la pancetta, il caffè e il succo d’arancia. Sono stati così scoperti 17 geni indipendenti associati alle preferenze alimentari individuali. Il secondo studio si è invece concentrato sulle basi genetiche della percezione del gusto salato, svelando che in questo caso ad entrare in gioco è il gene KCNA5, noto per il ruolo svolto nella percezione del gusto da parte dei mammiferi. Questo significa che, identificando i geni che ci fanno preferire dei cibi rispetto ad altri, si potrebbero creare delle diete personalizzate caso per caso importanti sia per la nostra forma estetica, che per la nostra salute. Lo studio  è stato sperimentato su un gruppo di individui obesi. “Nonostante all’inizio dello studio non ci fossero differenze significative fra i due gruppi in termini di età, sesso e indice di massa corporea – ha raccontato Piratsu – abbiamo scoperto che nell’arco di due anni le persone nel gruppo che ha seguito la dieta basata sui geni hanno perso il 33% di peso in più rispetto a quelle del gruppo di controllo, e anche che la percentuale di massa magra è aumentata di più in queste persone”.

 


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