Il mal di testa sarebbe la prima causa che constringe i bambini a saltare la scuola, come ha rilevato dallo studio condotto dal Congresso italiano di Pediatria e che sarà pubblicato a breve. La fascia di età più colpita sarebbe quella sopra i 12 anni anche se il 36% dei genitori non sa neppure che il figlio ne soffre. «Il disturbo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi trenta anni anche a causa del netto cambiamento nello stile di vita dei nostri ragazzi , spiega Pasquale Parisi, responsabile del Centro cefalee pediatriche della Cattedra di Pediatria dell’Università Sapienza di Roma presso l’ospedale Sant’Andrea, oltre alla predisposizione genetica, disturbi del sonno, scarsità di ore destinate al riposo, ma anche l’uso eccessivo di videogiochi, tv, tablet e smartphone possono essere in parte responsabili dell’aumento dei casi. A questi si aggiungono fattori emotivi, ansia e stress. L’emicrania vede una netta prevalenza genetica, mentre nella cefalea “tensiva” l’aspetto psico-emotivo è dominante». Cosa fare? «Prima di fare una diagnosi chiediamo al bambino o ai genitori di compilare un “diario del mal di testa” per circa tre mesi. Spesso infatti la cefalea si manifesta in maniera occasionale, in corrispondenza di una infezione delle vie aeree superiori o di un episodio banale febbrile. Se si tratta di eventi episodici utilizziamo una terapia di “attacco”, ma se la cefalea si presenta per almeno 4-5 giorni al mese con compromissione della vita quotidiana usiamo un approccio preventivo, una profilassi, per evitare che il disturbo “cronicizzi”».


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