Secondo i  risultati di uno studio internazionale presentato al Congresso europeo di oncologia medica (Esmo) in corso a Madrid curasi con chemio e radio da un cancro dopo il primo trimestre di gestazione non apporta danni al bambino. In proposito Fedro Alessandro Peccatori, direttore dell’Unità di fertilità e procreazione all’Istituto europeo di oncologia di Milano afferma che: “Combattere un tumore in gravidanza, senza rinunciare alle cure o al bambini; oggi è una sfida che può essere vinta”. Anche perchè i numeri parlano chiaro in Italia sono circa 600 le donne che scoprono di avere un tumore durante la gestazione, sono 1 su 1000 e in Italia si calcolano circa 500mila gravidanze ogni anno e i conti sono presto fatti. Ma soprattutto perchè il caso di tumore in gravidanza ti pone davanti a una scelta, tutt’altro che facile, rinunciare al bambino e curarsi, oppure farlo nascere e rischiare di morire?! Questo l’interrogativo sembra che vedrà presto soluzione, cioè ne l’una nè l’altra. Decidere di vivere e vedere nascere il proprio figlio, tenuto in grembo per 9 mesi. I casi di tumori che si scoprono in gravidanza sono precisamente: cancro del seno, i tumori ematologici come leucemie e linfomi, e il melanoma e sono in frequenta crescita sia perchè oggi si diventa mamme più tardi, sia perchè oggi i casi di tumori colpiscono anche le fasce di età più precoci. Ma i  risultati degli studi presentati all’Esmo , continua Peccatori “confermano che la chemioterapia in gravidanza non altera lo sviluppo neuro-comportamentale post-natale, né causano problemi cardiaci. Una donna malata di cancro deve ricevere lo stesso trattamento sempre, che aspetti o meno un figlio”. Inoltre,  “La gravidanza, soprattutto nell’ultimo trimestre è stata tradizionalmente considerata una controindicazione alla radioterapia; ma l’introduzione di nuove tecniche e simulazioni più sofisticate della dose assorbita dal feto potrebbero portare a modificare gli scenari, anche se la prudenza resta d’obbligo”.


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