All’Università di Tor Vergata, dal gruppo coordinato da Gaetano Marrocco, è stato messo a punto un cerotto, sperimentato per gli sportivi sotto sforzo, che misurerebbe la febbre a distanza con la trasmissione degli appositi dati. Il dispositivo risulterebbe utilissimo in aereporto in casi di emergenze come l’Ebola o l’aviaria. Il cerotto è resistente all’acqua e traspirante, ed è basato sulla tecnologia di identificazione a radiofrequenza, usata anche per l’antitaccheggio nei libri e nelle etichette dei vestiti. ”Sarebbe possibile immaginare di equipaggiare i passeggeri negli aeroporti con il sensore epidermico – osserva Marrocco – e controllare poi la loro temperatura nei vari momenti di transito, per esempio durante gli usuali controlli di sicurezza senza insormontabili cambiamenti alle procedure già esistenti”. Inoltre:”Negli ospedali e nei centri di soccorso da campo – rileva Marrocco – le unità di lettura potrebbero essere installate nelle porte di accesso dei vari locali in modo da monitorare lo stato di salute di medici e infermieri che interagiscono con pazienti già contagiati, individuando e isolando situazioni critiche che richiedano maggiori approfondimenti”


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