Ieri si è celebrata la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla prevenzione di anoressia, bulimia, obesità e di tutte le patologie legate ai disturbi del comportamento alimentare (DCA). In quest’occasione che si è voluto sottolineare che questi disturbi alimentari, che solo in Italia interessano 3 milioni di persone e si manifestano per lo più nella fascia 15/19 anni, iniziano già a comparire nella fase preadolescenziale, cioè tra gli 8 e i 12 anni per poi raggiungere il picco tra i 14/15 anni fascia di età in cui si lotta, psicologicamnete parlando, con il cambiamento del proprio corpo. Ma da cosa scaturisce la bulimia nervosa? La risposta è semplice nella sua complessità: insoddisfazione per il proprio corpo e determina comportamenti come: vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici, intensa attività fisica, il tutto per evitare che l’ingestione di troppe calorie causi un aumento del peso. Il primo passo è di capire che si vive un forte disagio e allungare una mano per chiedere aiuto ai propri genitori, questi ultimi devono fare tutto il possibile per cercare di instaurare una  stretta collaborazione con i propri figli e ascoltare i loro disagi e solo dopo chiedere assistenza alle strutture. La campagna di sensibilizzazione è nata da un padre, Stefano Tavilla, che a marzo del 2011 ha visto morire la propria figlia di bulimia all’età di 17 anni e che, come Presidente dell’Associazione “Mi nutro di vita” di Genova, ha dato vita, lo scorso anno, alla prima Giornata Nazionale del “Fiocchetto Lilla”, simbolo della delicata fragilità di questa condizione giovanile. Tavilla ha dichiarato: “Non può, non deve capitare ad altri. La morte di mia figlia deve servire a tutte le persone e le famiglie che vivono un dramma di questo genere. Il dramma di vedere chi ami che piano piano si spegne, non ride più, non mangia o vomita. Non accetta di farsi curare e a te resta la sensazione di non aver fatto abbastanza”.


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