Secondo uno studio, condotto su un campione di 4500 persone tra i 18 e i 65 anni e realizzato attraverso un monitoraggio online mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) sui principali social network – Facebook, Twitter, YouTube, a soffrire della sindrome denominata  “sindrome da handphone” sono milioni di italiani. Più precisamente secondo le stime 7 italiani su 10. La traduzione letterale è sindrome  “da telefono in mano”, scrivere infiniti messaggi, occhi fissi sulle pagine dei social network, per sapere sempre gli amici cosa fanno, cosa pubblicano, dove si trovano in questo preciso momento, ma anche vedere l’ultimo successo del nostro cantate preferito ecc, ormai non facciamo altro. Il sesso femminile ne è più contagiato, (58%) rispetto a quello maschile (43%), la fascia di età principale è 18-24 (67%),segue quella 35-54 (56%) e infine 13-17 (31%). Secondo  il sociologo Francesco Mattioli, professore di scienze sociali all’Università di Roma La Sapienza: “il problema non è quello di liberarsi completamente dalla tecnologia, ma quello di saper governare la tecnologia senza diventarne schiavi. La società di oggi, che è fondata su tecnologia e consumi, spesso mescola questi due ingredienti e crea ‘zombie incontinenti’. Non si tratta di disintossicarsi, ma di imparare a usarlo, metaforicamente come si fa con un coltello, che si usa per tagliare il cibo ma non per farsi o fare del male. E’ necessario che l’interazione diretta, più difficile e complicata, non sia progressivamente sostituita da quella indiretta, meno impegnativa e compromettente”.


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